Il daimon è una manifestazione della coscienza?

Meditiamo sugli aspetti filosofici e formuliamo ipotesi ragionevoli sul Daimonismo!
Amleto

Il daimon è una manifestazione della coscienza?

Messaggio da Amleto » ven 13/ago/2010 14:38:36

Secondo voi il daimon può essere una manifestazione della coscienza?

healty
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Re: "daimon" sinonimo di "coscienza"

Messaggio da healty » ven 13/ago/2010 16:04:32

Secondo me si...ma dipende da come interpreti la coscienza :mrgreen:
c'è chi la considera una parte del cervello...allora direi che per me non lo è
c'è chi la considera una parte di noi che ci sussurra...allora potrebbe esserlo
c'è chi la considera la propria anima...allora lo è :mrgreen:

PS: in realtà c'è anche chi considera daimon ed umano completamente coincidenti, senza distinzione...ma non ho capito bene la teoria, se emanuele ce la spiega.. :)

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Re: "daimon" sinonimo di "coscienza"

Messaggio da Eley&Me' » lun 16/ago/2010 09:52:23

Io penso si possa intendere anche in questo modo...in fondo è luii che spesso mi dice "Tu in realtà non vuoi fare questa cosa, non sei obbligata a farlo", oppure "Dovresti chiedere scusa e lo sai (cosa a caso)", insomma è come se rivelasse le mie vere intenzioni, senza tener conto delle influenze di carattere di etichetta e beneducazione.
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Re: "daimon" sinonimo di "coscienza"

Messaggio da LongJohnSilver » lun 16/ago/2010 21:58:18

Anche a me lancia frasette del genereXD Quoto Ele XD
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Re: "daimon" sinonimo di "coscienza"

Messaggio da Anny♥Shakri » gio 26/ago/2010 17:31:32

dipende da tu, amleto, cosa intendi per coscienza.
se intendi quella parte di te che trascende il tuo stesso io, sì, io penso che il daimon
sia probabilmente indentificabile con la coscienza.
se analizzi la parola, vedi che coscienza, deriva da "conscìre" ovvero, essere consapevole,
e freud, come altri psicanalisti, oppongono il conscio (qualcosa di cui siamo consapevoli)
all'inconscio, che ha ben poco a che vedere con il daimon.
troverai delle analogie anche nelle favole (prendi pinocchio)
quando lui parla con la sua "vocina della coscienza" e gli dice cosa fare, e cosa è giusto.
lo so, non è un esempio coltissimo, ma anche nelle piccole cose le grandi filosofie trovano riscontro.
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Re: "daimon" sinonimo di "coscienza"

Messaggio da Cassandra e Sibilin » mar 31/ago/2010 15:18:17

non direi, essenzialmente, che "inconscio" non ha nulla a che vedere con il daimon.
Ne abbiamo già discusso, io e te, di questo, ma, ovviamente, credo che sia proprio il riperterlo.
Che daimon diverso da inconscio non è del tutto vero. In parte, seppur limitata, il daimon è più "cosciente", diciamo, di noi, proprio perchè, a mio parere, ha un ponte di accesso all'insconscio che noi non abbiamo, essendo una parte della nostra mente molto meno invischiata nel mondo sociale, molto di meno di quanto lo è la parte "visibile" del nostro carattere (parlando alla Freud, la punta dell'iceberg). Altrimenti, non potrei spiegare qualche piccola cosa del concetto di daimon, come anche della forma (che la visualizzazione attinga anche a processi inconsci, esprimibili nei piccoli particolari differneti da daimon a daimon e da momento a momento nello stesso daimon), anche se di questo preferirei parlare in sede più adatta, ovvero un nuovo topic.
Si potrebbe dire, a mio avviso, che è il daimon è più cosciente di noi, proprio perchè ha accesso ad alcune aree per noi difficilmente raggiungibili.

(ho omesso le imprecazioni che farciscono il linguaggio della mia cara daimon di nome Sibilin xD) questa qui sta diventando sempre più simile al suo ragazzo. Lui ormai parla come lei. Lei come lui Ma la pianti? :shock:

Uffa. Per il resto, comunque, tendo ad essere d'accordo con Anna.
Cosa saremmo noi senza daimon? Bestie prive di un'autocoscienza, a mio parere.
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I'm shattered porcelain, glued back together again
Invincible like I've never been

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Re: "daimon" sinonimo di "coscienza"

Messaggio da Anny♥Shakri » mar 31/ago/2010 17:30:47

il fatto è che io intendo il daimon come autocoscienza, o meglio consapevolezza
di se stessi, e cioè il rendersi conto della propria esistenza, e secondo me
la consapevolezza di sè non ha nulla a che vedere con la conoscenza del proprio io,
anzi, meglio ancora, la conoscenza delle varie componenti di noi stessi dovrebbe essere
l'obiettivo finale dell'introspezione.
comunque, l'inconscio, essendo una parte di noi non accessibile se non attraverso processi non controllati
penso sia un po' azzardato dire che il daimon possa accedervi senza problemi...
però, chiaramente sono opinioni, quindi la mia è solo teoria.
bah. il concetto alla fine fondamentale è autocoscienza ‡ conoscenza.

XD
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Claudio-Olyandra
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Re: "daimon" sinonimo di "coscienza"

Messaggio da Claudio-Olyandra » ven 08/ott/2010 11:18:09

Tendiamo a commettere un errore procedurale frequente, cioè quello di esplicare concetti filosofici tramite altre parole filosofiche, ottenendo così di spostare il problema senza risolverlo. :P "Manifestazione della coscienza", in particolare, presuppone un tacito accordo su cosa sia la "manifestazione" e cosa la "coscienza", altrimenti si rischia di sostenere tesi diverse credendo il contrario. :mrgreen: Suggerisco di sviluppare le parole cruciali tramite frasi esplicative, anziché con singoli vocaboli più o meno sinonimi. :)

In via preliminare, distinguerei nettamente il cervello dalla mente, come va distinto il Procuratore della Repubblica dal pubblico ministero. I primi della coppia sono entità tangibili (rispettivamente, una massa neuronale e una persona fisica avente certe qualità professionali), mentre i secondi sono le attività, le operazioni, il risultato dell'agire dei primi (rispettivamente, l'attività di pensare e l'attività di rappresentare gli interessi obiettivi dello Stato nei processi). Sostenere che la coscienza sia una frazione del cervello è perciò una contraddizione concettuale fra "ente" ed "attività" che accresce soltanto la confusione. ;)

Qualcuno ipotizza che il daimon sia l'anima, o una sua parte, oppure la coscienza, o una sua manifestazione. Ogni vocabolo ha bisogno delle sue spiegazioni. Per "anima" s'intende, etimologicamente, un "soffio vitale" da cui discende la vita umana, dunque qualcosa di sottile, di impercettibile, che sta alla base dell'essere umano. Questo "soffio" può attenere alle funzioni organiche della sopravvivenza? No, altrimenti pure i batteri, i più elementari esseri viventi, avrebbero un'anima, la quale è invece sempre apparsa, nel corso della storia del pensiero umano, una prerogativa esclusiva di noi bipedi intelligenti. D'altronde, a riprova di ciò, il funzionamento dell'organismo si fonda essenzialmente su meccanismi fisici e chimici (impulsi elettrici tra le sinapsi, ormoni, enzimi etc.) di per sé "neutri", che non denotano alcuna speciale consapevolezza esistenziale: volendo, potrebbero essere artificialmente riprodotti, mentre il "sapere di sé" e il "sapersi giudicare, correggere e migliorare" non sono riproducibili o, meglio, sono riproducibili in astratto, ma non con riferimento ad una persona in particolare (detto altrimenti, si può programmare un robot perché apprenda dai suoi errori, ma non si può programmare un robot affinché abbia lo stesso carattere di Tizio). L'anima, pertanto, deve spingersi più in là. È quel qualcosa che associamo costantemente all'identità caratteriale di qualcuno: ad esempio, guardando una persona con malattie neuronali degenerative, tendiamo a dire che "non è più lui", che "è assente", che "c'è il vuoto dietro ai suoi occhi". In tutti questi casi, a mio avviso, l'anima non riesce più a interagire compiutamente col corpo, che dunque "vegeta" senza autocoscienza. Qualcuno potrebbe azzardare la tesi che l'anima svanisca, però va riconosciuto che, in caso di guarigione dalla malattia, l'autocoscienza ritorna, perciò io ritengo che non vi sia una "rottura definitiva", bensì una più modesta "incomunicabilità temporanea". Alla luce di queste considerazioni, il Parkinson, l'Alzheimer e simili costituiscono esempi concreti di "intercisione funzionale", ossia di morbi che impediscono, finché perdurano, l'interazione uomo-daimon, cioè il funzionamento del legame fra gli speculari (un uomo ed il suo proprio daimon sono ciascuno speculare dell'altro). 8-)
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Re: "daimon" sinonimo di "coscienza"

Messaggio da Raven & Antares » sab 16/ott/2010 19:52:05

Claudio-Olyandra ha scritto:In via preliminare, distinguerei nettamente il cervello dalla mente, come va distinto il Procuratore della Repubblica dal pubblico ministero. I primi della coppia sono entità tangibili (rispettivamente, una massa neuronale e una persona fisica avente certe qualità professionali), mentre i secondi sono le attività, le operazioni, il risultato dell'agire dei primi (rispettivamente, l'attività di pensare e l'attività di rappresentare gli interessi obiettivi dello Stato nei processi). Sostenere che la coscienza sia una frazione del cervello è perciò una contraddizione concettuale fra "ente" ed "attività" che accresce soltanto la confusione. ;)
Non sono totalmente d'accordo.
Hai fatto bene a mettere in luce la distinzione tra "mente" e "cervello". Ci sono alcune posizioni che tendono a considerare questi due termini una cosa sola, le cosiddette posizioni moniste, ma non le prenderei neanche in considerazione. La mia posizione, al riguardo, è più intermedia. Ritengo che il cervello sia una specie di macchina in grado di produrre i fenomeni che possiamo considerare mentali, come appunto la coscienza o l'intenzionalità.
Non per questo, però, non si può supporre una collocazione ipotetica ad un processo mentale, considerando che deriva direttamente dal lavoro neurologico.
A mio parere, la coscienza occupa più aree del cervello umano. Questo perchè ogni area ed emisfero è specializzato per un determinato compito. La coscienza, quindi, partirebbe prima di tutto da una concezione sensoriale (come possiamo esprimere un giudizio se non veniamo prima a contatto con il mondo esterno?) e poi da un assemblamento delle varie sensazioni e rielaborazioni mentali (se non capiamo ciò che ci viene posto dinnanzi, non possiamo porre un parere). Quindi non ci sono grandi possibilità di scissione, anche solo ideologiche, tra cervello, mente e coscienza.
Claudio-Olyandra ha scritto:Per "anima" s'intende, etimologicamente, un "soffio vitale" da cui discende la vita umana, dunque qualcosa di sottile, di impercettibile, che sta alla base dell'essere umano. Questo "soffio" può attenere alle funzioni organiche della sopravvivenza? No, altrimenti pure i batteri, i più elementari esseri viventi, avrebbero un'anima, la quale è invece sempre apparsa, nel corso della storia del pensiero umano, una prerogativa esclusiva di noi bipedi intelligenti.
A mio parere, si sta facendo una grande confusione con quella che è la mente e quella che è l'anima. Spesso, soprattutto nelle religioni occidentali come quella cristiana, abbiamo una sovrapposizione dei due concetti, entrambi indicati con il concetto di Anima. Ma possiamo benissimo scindere queste due concezioni.
Il termine Anima deriva dal greco "ànemos" che significa "vento" o "soffio". Insisto quindi a dire che l'anima non è altro che l'input che dà vita. Solo all'uomo? No.
Sappiamo quanto l'essere umano, sin dall'antichità, abbia circoscritto qualunque termine trascendentale soltanto alla sua specie, per ovvia mancanza di informazioni riguardo alle altre.
Ma perchè, in sostanza, anche ai giorni nostri viene automatico considerare l'anima un prerogativo dell'uomo?
La risposta è semplice: l'anima non viene soltanto considerata con il suo significato puro e semplice, ossia "soffio di vita", ma viene integrata con la definizione di mente. Perchè infatti, quando pensiamo all'anima, pensiamo anche ai pensieri, ai sentimenti e ai desideri di una persona: tutti processi che possiamo ritrovare nella sfera della mente.
Quindi, se vogliamo proprio dire che nessun animale tranne l'uomo ha capacità di provare emozioni, sentimenti, desideri, e agisce solo per "istinto", possiamo dire che non ha una sfera mentale sviluppata. L'anima, fino a prova contraria, ce l'ha anche un batterio eucariota.
Poi, avrei anche da ridire sulla sfera mentale, in quanto come ben sapete non condivido il fatto che un animale venga considerato diversamente dall'uomo, ma non mi voglio dilungare troppo, soprattutto perchè temo di abbandonare il concetto principale.
D'altronde, a riprova di ciò, il funzionamento dell'organismo si fonda essenzialmente su meccanismi fisici e chimici (impulsi elettrici tra le sinapsi, ormoni, enzimi etc.) di per sé "neutri", che non denotano alcuna speciale consapevolezza esistenziale: volendo, potrebbero essere artificialmente riprodotti, mentre il "sapere di sé" e il "sapersi giudicare, correggere e migliorare" non sono riproducibili o, meglio, sono riproducibili in astratto, ma non con riferimento ad una persona in particolare (detto altrimenti, si può programmare un robot perché apprenda dai suoi errori, ma non si può programmare un robot affinché abbia lo stesso carattere di Tizio).
Sempre processi mentali sono. La consapevolezza di sè, in particolare, è materialmente osservabile, ubicata, secondo alcuni studi, in corrispondenza della ghiandola pineale.

Il fatto che un robot con lo stesso carattere di un altro non si possa riprodurre dipende dal fatto che, mentre uno ha avuto un certo tipo di esperienza, nella vita, l'altro ne ha avuta un'altra. Di conseguenza, muteranno la modalità in cui l'uno e l'altro si porranno nei confronti della vita e delle difficoltà e, coerentemente, le loro personalità.
Claudio-Olyandra ha scritto:Alla luce di queste considerazioni, il Parkinson, l'Alzheimer e simili costituiscono esempi concreti di "intercisione funzionale", ossia di morbi che impediscono, finché perdurano, l'interazione uomo-daimon, cioè il funzionamento del legame fra gli speculari (un uomo ed il suo proprio daimon sono ciascuno speculare dell'altro). 8-)
Il termine "intercisione funzionale" mi piace, ma lo utilizzerei in maniera differente.
E' vero che durante alcune malattie, la connessione tra uomo-daimon è evidentemente inverosimile, ma è anche effettivo che, in quelle condizioni, è inverosimile un qualunque processo mentale.
E' per questo che, dopo tutte queste riflessioni per dare credito alla tesi, mi sento di considerare il daimon nient'altro che un processo mentale particolarmente complesso, che si serve di una parte inconscia (ossia non controllabile razionalmente).
In questo modo, si spiegherebbe il motivo per cui abbiamo periodi di difficoltà di comunicazione con il daimon: i processi psichici non funzionano sempre allo stesso modo, cambiano da persona a persona e si modificano nel corso del tempo, con l'utilità di aiutare emotivamente l'individuo.


Torniamo, quindi, alla domanda principale.
Daimon è sinonimo di coscienza, come già Socrate aveva ipotizzato?
No, ma ci siamo vicini.

Per "coscienza" prendo in considerazione la cosiddetta "coscienza morale", ovvero la capacità di distinguere cosa è bene e cosa è male, per sè e per gli altri.
Dico che "daimon ≠ coscienza" proprio perchè il primo non si limita a dare delle indicazioni su cosa è giusto e cosa non è giusto fare, ma ha anche un rapporto di aiuto emotivo, ossia conforto, nei confronti del daemian.
Ritengo, comunque, che coscienza e daimon siano molto simili, se non per alcuni punti coincidenti. Ciò non significa che siano la stessa cosa, ma che abbiano una provenienza simile: entrambi sono un processo mentale.
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Re: "daimon" sinonimo di "coscienza"

Messaggio da Claudio-Olyandra » gio 04/nov/2010 11:39:03

Raven & Antares ha scritto:Non sono totalmente d'accordo.
Hai fatto bene a mettere in luce la distinzione tra "mente" e "cervello". Ci sono alcune posizioni che tendono a considerare questi due termini una cosa sola, le cosiddette posizioni moniste, ma non le prenderei neanche in considerazione. La mia posizione, al riguardo, è più intermedia. Ritengo che il cervello sia una specie di macchina in grado di produrre i fenomeni che possiamo considerare mentali, come appunto la coscienza o l'intenzionalità.
Non per questo, però, non si può supporre una collocazione ipotetica ad un processo mentale, considerando che deriva direttamente dal lavoro neurologico.
A mio parere, la coscienza occupa più aree del cervello umano. Questo perchè ogni area ed emisfero è specializzato per un determinato compito. La coscienza, quindi, partirebbe prima di tutto da una concezione sensoriale (come possiamo esprimere un giudizio se non veniamo prima a contatto con il mondo esterno?) e poi da un assemblamento delle varie sensazioni e rielaborazioni mentali (se non capiamo ciò che ci viene posto dinnanzi, non possiamo porre un parere). Quindi non ci sono grandi possibilità di scissione, anche solo ideologiche, tra cervello, mente e coscienza.
Stai ripetendo con parole tue la mia concezione: il cervello come "ente" (macchina, organo, insieme di tessuti etc.: ogni definizione è appropriata) e la mente come "attività" (il pensare in tutte le sue forme). Siamo d'accordo che i processi mentali vengono svolti da determinate aree del cervello, ma non per questo sono "collocabili" o "riconducibili" a quelle aree, in una sorta di corrispondenza biunivoca, altrimenti non si spiegherebbe come mai i pazzi abbiano un cervello strutturalmente sano e funzionante ed una mente malata: se il legame fra cervello e mente fosse forte come tu lo intendi, una mente malata dovrebbe necessariamente presupporre un cervello guasto, degenerato, lacerato, traumatizzato, ma non è così. ;)
Raven e Antares ha scritto:A mio parere, si sta facendo una grande confusione con quella che è la mente e quella che è l'anima. Spesso, soprattutto nelle religioni occidentali come quella cristiana, abbiamo una sovrapposizione dei due concetti, entrambi indicati con il concetto di Anima. Ma possiamo benissimo scindere queste due concezioni.
Il termine Anima deriva dal greco "ànemos" che significa "vento" o "soffio". Insisto quindi a dire che l'anima non è altro che l'input che dà vita. Solo all'uomo? No.
Sappiamo quanto l'essere umano, sin dall'antichità, abbia circoscritto qualunque termine trascendentale soltanto alla sua specie, per ovvia mancanza di informazioni riguardo alle altre.
Ma perchè, in sostanza, anche ai giorni nostri viene automatico considerare l'anima un prerogativo dell'uomo?
La risposta è semplice: l'anima non viene soltanto considerata con il suo significato puro e semplice, ossia "soffio di vita", ma viene integrata con la definizione di mente. Perchè infatti, quando pensiamo all'anima, pensiamo anche ai pensieri, ai sentimenti e ai desideri di una persona: tutti processi che possiamo ritrovare nella sfera della mente.
Quindi, se vogliamo proprio dire che nessun animale tranne l'uomo ha capacità di provare emozioni, sentimenti, desideri, e agisce solo per "istinto", possiamo dire che non ha una sfera mentale sviluppata. L'anima, fino a prova contraria, ce l'ha anche un batterio eucariota.
Poi, avrei anche da ridire sulla sfera mentale, in quanto come ben sapete non condivido il fatto che un animale venga considerato diversamente dall'uomo, ma non mi voglio dilungare troppo, soprattutto perchè temo di abbandonare il concetto principale.
L'anima di cui parlo non è quella cristiana: la mia è una visione laica, che prescinde dall'origine dell'anima e si concentra unicamente sulla sua natura. Innanzitutto, non concordo nell'identificazione dell'anima coi viventi in generale: la vita è l'insieme di una serie di processi chimici, fisici e biologici che possono essere artificialmente riprodotti in laboratorio (clonazione di batteri, ibridazione tra animali di specie diversa etc.). La vita è, perciò, l'operatività, il funzionamento di un sistema complesso, ossia una cellula o un organismo pluricellulare. L'anima va oltre la mera vita, il mero persistere delle funzioni vitali. L'anima è coscienza di sé e del mondo, giudizio etico e capacità di libera volizione. L'anima è il saper rielaborare gli stimoli in modo creativo, assumendo decisioni sulla base di valutazioni etiche e pragmatiche. Un lobotomizzato, un malato di Alzheimer in fase terminale e simili non sono più se stessi, perché perdono quelle abilità e perciò "vegetano", cioè vivono e basta: non serbano memoria, non possono apprendere, non possono decidere, sono "spenti", "morti dentro", privati di ogni consapevolezza. Per fare un paragone fantasy, hanno subito il bacio del Dissennatore (Harry Potter) o sono stati attaccati dagli Spettri (Queste Oscure Materie).
Raven e Antares ha scritto:Sempre processi mentali sono. La consapevolezza di sè, in particolare, è materialmente osservabile, ubicata, secondo alcuni studi, in corrispondenza della ghiandola pineale.
Puoi osservare quali zone si attivano quando qualcuno pensa a se stesso, ma non le emozioni e i pensieri che scorrono in quel momento nella sua testa. Puoi vedere l'aspetto esteriore di un gruppo di sinapsi che trasmettono impulsi elettrici, ma non puoi cogliere le sensazioni che questo meccanismo produce nell'individuo. La mente si fonda sul cervello ma non si appiattisce sullo stesso: è un'attività che presuppone il cervello ma va oltre il medesimo e questo "oltre" non è osservabile se non dal diretto interessato. ;)
Raven e Antares ha scritto:Il fatto che un robot con lo stesso carattere di un altro non si possa riprodurre dipende dal fatto che, mentre uno ha avuto un certo tipo di esperienza, nella vita, l'altro ne ha avuta un'altra. Di conseguenza, muteranno la modalità in cui l'uno e l'altro si porranno nei confronti della vita e delle difficoltà e, coerentemente, le loro personalità.
C'è un film, I ragazzi venuti dal Brasile, in cui uno scienziato tenta di creare tanti nuovi Hitler, clonandoli fisicamente da materiale genetico debitamente conservato e facendo vivere loro la stessa esperienza traumatica (morte violenta del padre). Ora, se anche fosse possibile far rivivere a un clone le stesse, identiche esperienze dell'originale, io dubito che verrebbe fuori la stessa, identica personalità: ciascuno elabora gli stimoli a modo proprio, perciò a stimoli uguali in tempi e circostanze uguali non corrisponde necessariamente una reazione uguale. Ecco perché l'anima non può essere il semplice impulso vitale, caratteristico di tutti i viventi: la vita si può riprodurre in laboratorio, la personalità neanche a parlarne. ;)
Raven e Antares ha scritto:Il termine "intercisione funzionale" mi piace, ma lo utilizzerei in maniera differente.
E' vero che durante alcune malattie, la connessione tra uomo-daimon è evidentemente inverosimile, ma è anche effettivo che, in quelle condizioni, è inverosimile un qualunque processo mentale.
E' per questo che, dopo tutte queste riflessioni per dare credito alla tesi, mi sento di considerare il daimon nient'altro che un processo mentale particolarmente complesso, che si serve di una parte inconscia (ossia non controllabile razionalmente).
In questo modo, si spiegherebbe il motivo per cui abbiamo periodi di difficoltà di comunicazione con il daimon: i processi psichici non funzionano sempre allo stesso modo, cambiano da persona a persona e si modificano nel corso del tempo, con l'utilità di aiutare emotivamente l'individuo.
Io invece credo che il daimon sia a monte dei singoli processi mentali, come generatore degli stessi. Perché un uomo dovrebbe pensare? Perché dovrebbe prendere decisioni diverse da quelle elementari che garantiscono la sopravvivenza? Perché dovrebbe porsi il problema etico? Il daimon lo spinge a fare questo. Non è perciò un processo mentale fra tanti, bensì la ragione ultima per cui il cervello si attiva, cioè l'anima unica ed irripetibile di quell'essere umano. Il singolo processo mentale non è esclusivo di nessuno, mentre l'anima è tipica e differenziata per ogni uomo. Detto questo, appare evidente che i batteri non abbiano anima, né conseguentemente daimon, e lo stesso può dirsi per moltissimi altri viventi. Sospendo il giudizio sui mammiferi superiori, ai quali credo che sia comunque estranea ogni forma di eticità. :)
Raven e Antares ha scritto:Torniamo, quindi, alla domanda principale.
Daimon è sinonimo di coscienza, come già Socrate aveva ipotizzato?
No, ma ci siamo vicini.

Per "coscienza" prendo in considerazione la cosiddetta "coscienza morale", ovvero la capacità di distinguere cosa è bene e cosa è male, per sè e per gli altri.
Dico che "daimon ≠ coscienza" proprio perchè il primo non si limita a dare delle indicazioni su cosa è giusto e cosa non è giusto fare, ma ha anche un rapporto di aiuto emotivo, ossia conforto, nei confronti del daemian.
Ritengo, comunque, che coscienza e daimon siano molto simili, se non per alcuni punti coincidenti. Ciò non significa che siano la stessa cosa, ma che abbiano una provenienza simile: entrambi sono un processo mentale.
D'accordissimo sul daimon come coscienza morale, già ipotizzato da Anna, e concordo pure che il daimon dia aiuto emotivo e conforto: eglii ha pur sempre una sua personalità, distinta da quella dell'uomo e spesso complementare rispetto ad essa. :) La conclusione mi trova perplesso: il daimon non È un processo mentale: tutt'al più, interagisce con l'uomo PER MEZZO di processi mentali. L'uomo e il daimon sono due poli che si completano a vicenda ed hanno come punto di contatto la mente: poiché questa presuppone un cervello ma non si appiattisce sullo stesso, costituisce il collegamento ideale fra la materialità dell'uomo e del suo cervello e la spiritualità del daimon e della sua eticità intrinseca. Possiamo pertanto affermare, in definitiva, che il mistico legame fra uomo e daimon, fra corpo (incluso il cervello) e anima, è la mente. 8-)
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