Mineaming city ovvero... la storia di William

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W1lliam e Zera
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Mineaming city ovvero... la storia di William

Messaggio da W1lliam e Zera » mar 11/nov/2008 20:33:00

(attenzione William non W1lliam... x'D... non ho saputo desistere dal dargli quel nome hu hu...
Ecco qui un breve riassuntino della mia creazione...
Quella notte la brezza sussurrava lente cantilene tra i vicoli deserti avvolti in uno stato di desolazione. William sentiva sempre di più crescere in lui il vago formicolio familiare che lo accompagnava sempre negli ultimi due anni. Il suo fuoco gli bruciava dentro come la vampata distruttiva di un rogo di strega.
Un brivido percorse il suo braccio fino alla mano. William si concentrò. Sentì il fuoco scorrergli nelle vene e scaturire delle dita. Amplificò l?intensità...
Una fiamma ora gli bruciava in mano,nera come la pece. William concentrò sull?indice la fiamma che andò a generare un puntino invisibile nell?oscurità di quella tenebrosa notte sulla punta del dito. Puntando l?indice verso la sua vittima, fece partire il puntino che si andò a scagliare come un proiettile provocando un?esplosione che devastò nove o dieci metri.
William aveva fallito, la sua missione non contemplava la distruzione dell?isolato?
Al mattino seguente Will si svegliò e, dopo essersi levato via le sporcizie raccolte la notte scorsa, si avviò di corsa all?Ufficio.

-Buongiorno Will- lo salutò il portiere. Era sulla sessantina, allampanato, i capelli grigi che ricadevano leggeri sugli occhi. Teneva in mano un giornale vecchio di due giorni sotto il braccio e un paio di occhiali grandissimi tra l?indice e il pollice destro mentre si strofinava il naso come se avesse ricevuto un pugno da poco. ?Buongiorno Joe! Sempre coi giornali vecchi tu?- Domandò Will ?Se non ho ancora finito questo perché leggere quelli dopo?-.
Salì le scale, aprì il pesante portone in ferro e si affrettò nel corridoio che correva nel centro dell?ufficio. Qua e là segretarie, addetti e impiegati di tutti i tipi si affrettavano con fasci di fogli in mano. A destra si scorgeva, dopo un tratto di corridoio da percorrere orizzontalmente, una fila di clienti che, o attendevano con ben poca pazienza e tolleranza il loro turno, o parlavano con una ragazza che dava loro indicazioni e consigli. A sinistra, dopo un altro breve tratto di corridoio una specie di vetrata che copriva l?intera stanzina di qualche metro per una mezza dozzina di metri, era colma di fiale variopinte e targhette con scritte in rosso. Lì, un ragazzo allargava una mano per poi far uscire una specie di breve fiammata di colore azzurro dal centro del palmo, in cui era visibile un pallino largo quanto un centesimo. Sembrava venisse da lì lo sfogo di quella fiamma. Poi il tipo si deconcentrò e la fiamma si spense come fosse soffocata. Will continuò dritto per il largo corridoio di ferro lucido, era tutto di ferro lucido lì dentro, quasi fosse un?astronave o una di quelle basi dei film fantascientifici. D?un tratto deviò a destra, poi salì delle scalette strette ed alte, quindi un?altra serie di tre o quattro svolte e scale, Will si ritrovò di fronte ad una porta rossa. La aprì. Un uomo di quaranta o forse cinquant?anni sedeva ordinatamente imperturbabile su una scrivania completamente sommersa di fogli, i quali ricoprivano anche gran parte del pavimento intorno. Alla vista del ragazzo fece una smorfia e sbatté la mano sulla scrivania, piegando e strappando due fogli completamente pieni di scritte di diverse persone e colorate in blu o nero. ?Ma insomma Will! E? la terza volta che fallisci! Siamo stati accusati di attentato per l?altra sera! Ah, ma stavolta è veramente grave! Si, va bene, hai ammazzato il politico Lorenz, però hai fatto un disastro! Will? Will!! Ma che ti è preso? Il compito era semplice semplice semplice?- La faccia del capufficio si contorse in una orribile smorfia che forse voleva farsi passare per una faccia curiosa, ma non si poteva certo esserne sicuri, data la sporgenza del mento e lo sguardo distorto che dava un?aria malaticcia per il fatto dell?occhio sinistro che si apriva e si chiudeva in continuazione. ?Capo? Io dovevo sintetizzare il fuoco sull?indice per ottenere un tiro preciso?Ma non so perché non sono riuscito a controllare la potenza- Will aveva un profondo rispetto per il capo, e sapeva che quell?uomo basso, con innumerevoli acciacchi che si tirava dietro e con la sigaretta sempre in bocca, era buono d?animo, giusto e degno di fiducia.-Ancora non lo sai fare? Ma dovresti esserne in grado da moltissimo... Forse sarebbe meglio che ti ci allenassi un po? di più? già già già? Hai da fare adesso?- Stavolta non assunse nessuna smorfia e non contrasse nessun muscolo, ma l?occhio sinistro continuava ostinatamente ad aprirsi e a chiudersi. ?Si. Ma ho solo carte da firmare, potrei andare in palestra ad allenarmi un po?.- cotinuò Will ?Non sarebbe una cattiva idea,-rispose il capo- no no no? Però hai una cosa da fare. Guarda qui.- porse cinque o sei fogli a Will, lui lo afferrò ? Cos?è?- domandò-Una missione. Semplice semplice e facile facile facile. Completala e torna qui verso le? le? le... Che sai l?ora per caso?- Will tirò fuori l?orologio-Le otto e trentasette del mattino capo.- il capo guardò fuori dalla finestra che si trovava dietro di lui, le prime luci delle abitazioni si accendevano e il sole faceva capolino in qualche terrazzo- Allora verso le quattro e venti pomeridiane di oggi ti voglio qui. In bocca al lupo Will, e non fare errori. Will si avviò verso l?uscita dalla stanza. Si diresse verso un salone diviso da diversi pannelli e si sedette alla sua postazione. Prese un grosso pennarello da un mobiletto in comune con altre quattro postazioni e si fece un pallino grosso quanto un centesimo sul palmo delle mani; poi uscì dall?ufficio e si avviò alla prima fermata degli autobus.

L?Ufficio sosteneva il governo in caso di guerra, manteneva l?ordine pubblico e collaborava con le forze dell?ordine; era bersaglio sia dell?approvazione di alcuni partiti e di parte dei cittadini, sia, al contrario, era odiato da altri. I pilastri della direzione dell?Ufficio avevano anch?essi delle proprie idee politiche, e a volte, se qualche personaggio li infastidiva, si occupavano di eliminarlo.
Per questi scopi venivano impiegate le loro forze addestrate molto particolarmente. Per mezzo della meditazione, di un forte esercizio mentale e fisico, si poteva, anche grazie a un aiuto per far manifestare meglio questo processo, generare una forte energia, chiamata normalmente ?fuoco?. Esistevano molti tipi di fuoco, ognuno diverso di persona in persona, si riconoscevano moltissimi colori tra i diversi tipi di fuocoalcuni di colore marrone, o rosa, ma principalmente i colori erano sul blu, giallo, rosso e verde. La fiamma generata sulla mano veniva scagliata provocando danni di diverso tipo ed intensità a seconda della concentrazione ed energia usata e sul tipo di persona. Alcuni fuochi bruciavano a contatto, altri si spargevano e trafiggevano i bersagli, altri ancora avevano l?effetto di acidi e cosi via, principalmente bruciavano. Non si poteva solo scagliare via il fuoco, c?erano moltissime altri tipi di difesa cosi come ce ne erano di offesa.

Nell?aria umida e fredda del mattino, Will si stringeva nel cappotto per proteggersi dal freddo. Aspettava l?autobus che non accennava ad arrivare. Si accese una sigaretta. Un?altra ancora. Si guardò intorno: accanto a lui c?erano due signore riccamente vestite che indicavano tutte le persone passanti e ridevano, un ragazzo mezzo addormentato seduto sul cofano di una macchina smanettava su un cellulare, e diversi negozianti svogliati che lungo la via chiacchieravano tra di loro trascinavano appena fuori dalla loro bottega delle sedie per sedersi e stare più comodi mentre discorrevano. Poi arrivò l?autobus, Will si sedette alla prima panca che trovò all?interno della vettura e attese la fermata giusta. Continuava a pensare all?espediente della sera prima mentre il paesaggio grigio e identico, con qualche palazzone di qualche compagnia che spiccava tra le altre strutture come un punto nero su un foglio, scorreva davanti ai suoi occhi. Ora che Lorenz, il più votato tra i politici del momento era morto, chi avrebbe preso il suo posto? Cosa sarebbe successo ora?
E intanto l?autobus avanzava nella strada. E più continuava, tra frenate, sterzate e accelerazioni, più si sentiva un vociare forte ed indistinto. Will scese alla fermata. Si fermò un momento a osservare. Nella piazzetta qualche decina di persone gridava spingendo quello che avevano avanti ad avanzare e più avanti si udiva ora un botto, ora altre grida da qualche altoparlante. I palazzi intorno erano alti cinque o sei piani l?uno, ma di fronte a Will un palazzo era molto più alto degli altri, era la sede della del defunto Lorenz. ?Che sia una delle solite rapine??.
Percorse velocemente un breve tratto sgombro prima di inoltrarsi nella calca. Più avanti, dopo una fila di transenne, presiedevano quattro o cinque volanti della polizia. Will si avvicinò all?uomo che teneva in mano un megafono.-Buongiorno, sono dell?Ufficio, e sono stato chiamato per venire qui- l?uomo era seduto sul cofano di una volante, albino, che si mangiava le unghie e batteva un piede a terra.-Buongiorno. C?è poco da dire: una strega si è infiltrata nella banca e ha fatto uscire tutti. Si è infiltrata nel caveau per rubare il malloppo e adesso se la sta vedendo con gli agenti che sono entrati. Guardi: è là su, al terzo piano. Cosa ci faccia là non lo so proprio. Non si va mica in una compagnia di assicurazioni al terzo piano per scappare- Will aggrottò la fronte ? Come scusi? Non è una banca quella?- l?albino sollevò il microfono e gridò agli spettatori di allontanarsi e tenersi dietro le transenne.-Certo che è una banca quella, ma è anche una compagnia di assicurazioni, sempre gestita da Lorenz, lui aveva molte società in più di quelle a cui eravamo a conoscenza- Will era interessato sempre più all?argomento -Ah si?- il poliziotto blaterò nuovamente qualcosa nel megafono ? Si, si è scoperto solo stamattina che aveva contatti con la malavita e che pagava molte meno tasse del dovuto, lo so perché me l?ha detto un mio collega.
Non appena ebbe finito di dire la frase, un vetro si frantumò e un uomo cadde dal terzo piano andando a cadere rovinosamente sul marciapiede sottostante e colpendo un bambino che passava di lì facendo stramazzare a terra anche lui. L?uomo caduto era evidentemente un poliziotto come l?albino. Will si era dimenticato del perché fosse venuto lì. Corse verso l?entrata principale della banca. Sparì, inghiottito dal buio della banca.
Non appena fu dentro accese la piccola torcia che portava attaccata alle chiavi di casa. Sollevandola osservò che non c?era niente fuoriposto in quell?edificio, a parte la totale oscurità, e notò che tutte le finestre erano chiuse con tende. C?era una grande sala con molti posti in batteria per gli impiegati su un lato e diverse poltrone in pelle sparse intorno a dei tavolini bassi in vetro. Poi si udì uno sparo e un tonfo, sordo come quando si salta su un praticello verde, Will riusciva a percepire bene i suoni, grazie al suo addestramento all?Ufficio. Il rumore veniva da una scala che scendeva di sotto. Scese e trovò un breve corridoio che terminava con una spessa porta in acciaio e con una serie di complicati marchingegni di serrature. La porta era bucata in mezzo, quasi ci avessero tirato contro qualcosa e l?avesse trapassata, così, come se niente fosse. Lo spazio era sufficiente per passare tranquillamente dall?altra parte, e Will, piano e silenziosamente nel buio, continuò dritto. Avanzando nel corridoio, si trovò precisamente nell?interno del caveau, dove una serie di cassette erano disposte ordinatamente. ?Sembra tutto immacolato?. Poi notò che erano strappati dei foglia terra un po? più in là e ne raccolse uno, ma era scritto in un linguaggio che non conosceva. Poggiò il foglio su un piccolo tavolino in ferro appoggiato a sinistra della porta, all?angolo, e si accorse che un armadietto era caduto su un corpo, evidentemente era quello ad aver causato il rumore. Si avvicinò. Era un dipendente della banca, ma non era morto, era svenuto, probabilmente era andato a controllare il cavò e aveva sbattuto contro l?armadietto che gli era caduto addosso.
Un altro suono arrivò alle orecchie di Will, ma stavolta era un vero e proprio grido, di un uomo.
Will corse su per l?enorme salone, fece le scale fino al terzo piano dove era certo di aver sentito il suono. E poi la vide. Una ragazza aveva in mano una pistola che era riconducibile ad un modello Desert Eagle, ma completamente modificata. Era in piedi e con l?altra mano, la sinistra, teneva il polso dietro la schiena minacciando seriamente l?integrità dell?osso di un uomo, un poliziotto, che era in ginocchio con la testa china.
La pistola era puntata contro la sua nuca. I due si trovavano in una stanza rettangolare, caratterizzata da un arredamento in legno e di ferro, che dava un aspetto particolare alla stanza, e Will rimase per un attimo ad ammirare le splendide poltrone con le gambe in legno e con i poggia braccio in ferro, rivestite in pelle rossa.
-Fermo!- Intimò la ragazza, con una voce melodica e dolce ma non per questo non allarmante. Indossava una specie di corpetto sopra una tuta che le copriva ogni parte del corpo ad esclusione della testa mani e piedi i quali erano coperti con guanti e stivali. Will si concentrò. Voleva provare una tecnica con il fuoco che aveva imparato da poco. Allungò le mani in alto, ma non troppo, giusto fino alle spalle, con i palmi scoperti verso l?alto, le dita leggermente ripiegate. ?Fermo o lo ammazzo! Fai quello che ti dico! Prendi quei fogli sulla scrivania- ?Ottimo? era proprio quello che ci voleva, spostarsi da li, perché era distante dalla ragazza e intralciato da una poltrona. Si avviò lentamente alla scrivania in fondo alla stanza, passando vicino alle due figure che erano ferme sul centro della stanza. Prendendo i fogli notò che la giovane donna aveva i capelli lunghi e castani chiari, gli occhi azzurri, freddi come il ghiaccio. Porse i fogli alla ragazza, e nel farlo concentrò molto fuoco sulle punte delle dita, ma senza darlo a vedere. La ragazza mollò la presa dal polso dell?uomo e afferrò i fogli.
Will fu un fulmine. Scattò afferrando la mano destra della donna, la quale gridò e mollò la presa sulla pistola e fuggendo con il fascio di fogli in mano. Will la segui. Percorse altri tre piani in su fino a quando la donna prese una strada del tutto fuori dal comune. Saltò fuori dalla finestra. E, sbalordendo Will, corse nell?aria come se fosse a terra seguendo il lato delle finestra parallelamente. Affacciandosi Will notò che c?era una impalcatura. Corse ancora dietro la strega sulla struttura fino a raggiungere un punto critico. La strega piantò i piedi a terra quando l?impalcatura finì e Will, senza accorgersi della fine, prese lo slancio e le saltò addosso. Caddero nel vuoto. Will pensò che fosse finita, il vento gli faceva dolere gli occhi, ma si sentì come un uccello, libero e senza legge, fino a che la strega non afferrò con una presa a bandiera un?asta dell?impalcatura e non si ritrovò sulla costruzione al secondo piano.
Will imprecò. Non voleva fallire un?altra missione. Concentrò una vampata che colpì in pieno la schiena della donna che correva verso una finestra aperta. Poi tentò di salire anch?egli sulla impalcatura, ma presto la struttura delle impalcature prese a cedere. Non riuscendosi più a sorreggere sulle tavole carbonizzate e le aste molli e dissestate, con uno schianto la realizzazione si frantumò sulla piazzetta tra le grida di genti sbalordite. Will cadde su moltissimi rametti situati su un camion parcheggiato. La strega sparì tra le macerie. I fogli rubati vennero raccolti da un uomo con i capelli neri, gli occhi marrone scuro, e il simbolo delle streghe, un cerchio formato da due frecce opposte con una pistola a canna lunga su cui era attorcigliato un serpente e uno scudo con sopra un ragno al centro, tatuato sul palmo della mano sinistra.

William si destò da una dormita ricca di incubi e sogni che lo rendevano inquieto. Si trovava in ospedale. Camici bianchi correvano intorno a lui. Si accorse della presenza del capo. ?Tutto apposto Will?- l?occhio che continuava ad aprirsi e chiudersi ?A dire il vero non lo saprei dire. Cosa è successo?- Un medico rimproverò severamente il capo quando tentò di accendersi una sigaretta ? Sei caduto dal secondo piano di quell?edificio ricordi?- Will ricordò tutto, benissimo. ? dov?è la strega?- Un sorriso spiccò sul volto del capo. ?Riposati, lei è stata assicurata alle forze di stato.

Will era orfano, o almeno cosi gli era stato detto. Infatti non aveva mai saputo niente dei suoi genitori, e aveva vissuto i primi anni della sua vita all?orfanotrofio, tra donne dedite alla religione e ragazzi che avevano avuto la sua stessa sorte, in un modo o nell?altro. Raggiunta l?età di quattordici anni, l?orfanotrofio chiuse, e lui visse due anni senza casa, con gli ex compagni d?orfanotrofio, senza regole. Con loro visse esperienze che lo portarono anche ad infrangere la legge, ma poi, a sedici anni, incontrò il capo. Successe quando entrò a rubare qualcosa ad un minimarket, filò tutto liscio, fino a quando Will, uscendo, incontrò il capo che lo aspettava. L?uomo concentrò una fiamma su una mano e colpì forte Will, facendolo sussultare, ma senza ustionarlo, perché il fuoco del capo bruciava ma non generava danni alla materia. Il capo poi convinse Will, dopo diverse settimane nelle quali offriva lui da mangiare, che aveva un grande potere dentro di sé, e che se avesse voluto, avrebbe potuto imparare a controllare quell?energia. E così per quattro anni il capo gli insegnò a rispettare la legge, gli altri, ad essere buono d?animo e, soprattutto, a vivere.
Per i primi due anni a Will non venne insegnato nulla sul fuoco, ma raggiunti i diciotto anni decise di arruolarsi all?Ufficio. Tutti potevano, ma erano pochi a farlo. Si diceva infatti che gli arruolati venivano sottoposti a durissimi addestramenti. E così era. L?addestramento durava normalmente un anno, poi se i docenti si accorgevano che gli studenti non lavoravano bene, o non erano ben predisposti a quel tipo di addestramenti (che, per darvi un?idea, comprendevano esercizi di ginnastica, esercizi di concentrazione, test in tempo reale, come operazioni di antiterrorismo, e quant?altro di simile), si procedeva o a farli espellere dall?Ufficio, o a trovargli un posto come impiegati nell?edificio. Se invece lo studente perseguiva bene gli esercizi e si notava anche una certa possibilità di aumentare gli sforzi, si concedeva un altro anno di apprendimento in cui il soggetto imparava meglio a controllare il proprio fuoco, cosa che aveva appreso nel primo anno, con tecniche di difesa, e diverse altre modalità di controllarlo e si insegnava anche ad usare le armi da fuoco, alcune nozioni su come utilizzare armi contundenti, da taglio e da lancio. Dopo i primi due anni il soggetto era ammesso a far parte del Corpo dell?Ufficio. I primi sei mesi accompagnati da un altro del Corpo, poi ognuno sceglieva l?equipaggiamento che preferiva usare. Alcuni sceglievano di affidarsi alle armi da fuoco invece che alla loro energia, oppure chi, come William, si fidava abbastanza di sé stesso per usare sempre le proprie forze, anche se si era sempre costretti a portare un coltello con almeno dodici centimetri di lama e una pistola da vigilanza (che Will teneva sempre con sé ma che era restìo ad usare).
Ora Will abitava in una piccola casa, che si era comprato con i soldi guadagnati dalle missioni, in cui viveva da un anno e mezzo. L?interno era molto particolare, a Will piaceva l?arte dell?arredamento e comprava spesso oggetti lussuosi ed eleganti, come lampade ad olio in acciaio, o armadi completamente pieni di ricami sul legno di mogano, o tavoli in stile nordico e sterei di ultima generazione che più ad essere usati come sterei, venivano usati come elementi di mobilio. Comprava questi mobili anche a costo di spendere un bel po?. L?appartamento era situato in una zona tranquilla, periferica ma non troppo distante dall?Ufficio, che si trovava appena più in là del centro. Mineaming, si chiamava la città. Si chiamava forse cosi dalla fusione del nome di una città più antica su cui sorgeva Mineaming e il nome ?mineral?, ossia minerale, di cui la zona dalle città era ricca, ma pochi sapevano veramente il perchè. La metropoli era piuttosto pericolosa, stando alle dichiarazioni dei media. Secondo le loro statistiche su dieci cittadini, tre infrangevano la legge regolarmente, e la metà di essi aveva avuto a che fare con loro.

Intanto, in un covo di Mineaming city, un esiguo gruppo di uomini e donne si riuniva in una stanza pressoché buia, le uniche luci erano blu, a terra. L?uomo a capo del tavolo prese parola ?Signori, la nostra Marisa Enny ci ha giocati un brutto tiro. Consegnarsi così alla polizia è stata una mossa azzardata. Ci sono da dire un paio di cose. La prima è che siamo stati fortunati che la ragazza non sa dei nostri ?programmi?- i presenti immaginarono che spuntasse ora un sorriso sull?uomo ?la seconda è che quel tipo del Corpo, mi fa pensare molto? Cosa vogliamo fare con lui?- si alzò una donna alla sinistra dell?uomo. ? Non credo ci possa fare molto.- annuirono tre o quattro uomini ?Piuttosto, bisogna che, Signore, ci spieghiate cosa contenevano quei documenti per i quali inviare la strega.- l?uomo a capotavola alzò il tono della voce per rispondere?Questi non sono affari vostri! Il contenuto dei documenti ora non vi deve minimamente interessare. Adesso finitela immediatamente di pensare a quei fogli e mandate Skulls e Miky a rapire gli uomini più importanti dell?Ufficio. Ah e per quanto riguarda William? e va bene, lasciamolo stare, ma teniamolo d?occhio. Ecco una sua foto.-Will era lì, su quel foglietto che probabilmente era la ristampa di una fototessera. Capelli neri, occhi marroni, scurissimi e profondi.-La riunione è chiusa- terminò l?uomo con un grugnito.
Marisa Enny si svegliò con un gran mal di testa. Aprì gli occhi. Davanti a lei vedeva un corridoio grigio e tante persone rinchiuse in diverse celle. Si guardò intorno: un letto approntato scomodo e piccolo, un bauletto mezzo scardinato e un tavolo ad un angolo. Su questo era appoggiata una brocca d?acqua. Senza bicchiere. Le gambe del tavolino mezze spezzate le fecero tornare in mente quando era da poco entrata nella Lee Absolution, nelle cosiddette streghe, come definiva la stampa i membri della compagnia. Viveva in una cella simile a quella, ma peggio. Sporca, senza letto. L?unico elemento in quelle buie celle era una sbarra affissa al muro per fare gli esercizi diciannove volte, sette di giorno e dodici di notte. Per lei era come stare in villeggiatura, lì, sdraiata sul pavimento grigio e candidamente lavato.
Si alzò. Si cambiò i vestiti con quelli appoggiati sul letto, una tuta da carcerata pulita e stirata. I suoi vestiti erano in uno stato non esattamente adatto per andarsi a fare un giro in centro. I pantaloni attillati lacerati e il giubbotto nanotubolare completamente strappato facevano perfettamente capire che non era andata a fare solo un giretto a cavallo quando era ancora in libertà. Si addormentò quasi subito sul letto.
-Voglio vedere la prigioniera-
-Ma, signore, lei non può ancora essere in grado di ragionare come si deve, non può certo interrogarla!- Il poliziotto fulminò con lo sguardo il dottore -Bèh, certo, si può fare qualcosa con un piccolo extra?- l?uomo in divisa allungò una mazzetta all?uomo in camice, il quale lo accompagnò a destinazione.
Quando la strega Elly sentì delle voci aprì piano gli occhi. Di fronte c?era un uomo giovane e con la faccia impertinente, in divisa da poliziotto.-Che faceva in quella banca?- La strega assunse una espressione vuota ed inespressiva.-Mi risponda!- il ringhio dell?uomo risonava tra le centinaia di sbarre di ferro delle celle, e Elly non mutò espressione.-Se posso intrometter?- irruppe l?investigatore prima che potesse finire la frase ?Stia zitto lei, che ha già avuto più del necessario- il dottore assunse un?aria imbronciata. Alcuni detenuti interessati si erano affacciati a seguire la vicenda.-Rispondimi terrorista- Doveva assolutamente rimanere con quella espressione in faccia, penso Elly, così alla fine quel tipo l?avrebbe lasciata stare pensando che era ancora sotto shock. Prima che potesse terminare il pensiero, il tipo in questione, sveltamente, prese un coltello da una tasca e lo puntò sulla gola della donna.-Lo so che ci sei lì dentro, maledizione! Rispondimi!- quel coltello era completamente irrilevante alla giovane. ?La morte è brutta per chi la teme?.
E lei non temeva la morte; ed era lì lì per spostare lateralmente la gamba sinistra facendo cadere a terra l?agente per poi sfilargli di mano il coltello e puntarlo alla gola del dottore per poi fuggire, quando una donna, con i capelli ingrigiti, alta, con camice e con un dito puntato sull?agente irruppe nell?interrogatorio ?Lei!! Esca immediatamente!-. L?agente non fu abbastanza rapido per nascondere il coltello.- O mio Dio. Ma cosa vuole fare?! E lei, dottore, che fa lì, dritto come un fuso?-. In poco tempo la cella della strega Marisa Elly fu svuotata, facendo rimanere solo lei all?interno. La dottoressa cacciò via immediatamente il poliziotto, si direbbe, a calci nel sedere. Per quanto riguardava il dottore? Non avrebbe passato belle ore per quell?avvenimento.

tasso85

Messaggio da tasso85 » mar 11/nov/2008 21:21:00

non male come inizio... alcune cose mi lasciano perplesso, ma non male

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