AREA FILOSOFICA: problemi esistenziali e quesiti irrisolti.

Meditiamo sugli aspetti filosofici e formuliamo ipotesi ragionevoli sul Daimonismo!
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Nemo-Cassandra
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Messaggio da Nemo-Cassandra » gio 05/feb/2009 21:44:00

I bambini secondo me no, perché seguono più l'istinto che la ragione :wink:
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Cassandra e Sibilin
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Messaggio da Cassandra e Sibilin » gio 05/feb/2009 21:47:00

feti ed embrioni certamente no, o almeno non fino al 7/8 mese di vita.

Per il resto non so, ma, sempre secondo me, percepire un daimon è difficile per un bambino piccolo... è una consapevolezza che si ha verso gli 8/10 anni...
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Rani e Katya
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Messaggio da Rani e Katya » gio 05/feb/2009 21:48:00

I bambini secondo me no, perché seguono più l'istinto che la ragione
Proprio per questo lo penso.
Se un uomo segue la ragione è più difficile che creda a qualcosa di immateriale, invece una parte dell'istinto dovrà pur portare ai daimon... :wink:
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Messaggio da RedSoul&Denzela » gio 05/feb/2009 22:54:00

Secondo me il bambino può iniziare a percepire il daimon quando raggiunge la maturità psicologica necessaria per sviluppare un'idea del genere (lo stesso periodo degli amici immaginari ecc. che se non sbaglio dovrebbe iniziare intorno ai tre anni di età), ma penso che in parte anche l'istinto può aiutare... Comunque è relativo, penso dipenda dal carattere del bambino, io non avevo mai pensato ai daimon o simili fino a qualche mese fa. :mrgreen:

Comunque non è vero che a chi segue la ragione può risultare più difficile concepire l'idea di un daimon, anche se immateriale, perché è qualcosa di cui si può dimostrare l'esistenza attraverso l'esperienza diretta, anche se solo a livello soggettivo. Il resto è questione di apertura mentale. ;)

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Nemo-Cassandra
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Messaggio da Nemo-Cassandra » ven 06/feb/2009 10:39:00

Rani e Katya ha scritto:
I bambini secondo me no, perché seguono più l'istinto che la ragione
Proprio per questo lo penso.
Se un uomo segue la ragione è più difficile che creda a qualcosa di immateriale, invece una parte dell'istinto dovrà pur portare ai daimon... :wink:
Vedo che mi sono spiegato male. :oops:
Per ragione non intendo quel plurinsieme di concetti che ti inculcano in testa, ma la consapevolezza di avere un anima dentro di se. Siccome un bimbo piccolo non ha ancora compreso cosa gli sta intorno, segue più il suo istinto che la sua ragione, ma "ragione" intesa come l'anima, la vocina, il daimon ecc.
Ora sono stato abbastanza esauriente? :wink:
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Claudio-Olyandra
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Messaggio da Claudio-Olyandra » lun 16/feb/2009 11:44:00

Non concordo. :D

La percezione di un'entità non è condicio sine qua non della sua esistenza: c'è tanta materia oscura nell'universo, eppure studiarla o anche solo rilevarla è arduo assai. Direi pertanto di trattare separatamente le due questioni dell'esistenza e della consapevolezza dell'esistenza.

Quanto alla prima, urge una premessa preliminare. Vogliamo analizzarla alla luce di una fede religiosa oppure in chiave strettamente scientifica? Nel primo caso, l'anima viene infusa da Dio quando Egli stabilisce, secondo criteri e logiche che non credo ci siano accessibili. Se, invece, escludiamo il soggetto metaumano e tentiamo di ricondurre la formazione dell'anima ad un processo squisitamente naturale, le conclusioni sono diverse. I genitori hanno l'anima ed hanno il corpo: al momento della fecondazione, quando si forma lo zigote, danno al futuro figlio il mattone portante che, nell'arco della gravidanza, si evolverà in quel corpicino che a tutti ispira tenerezza. C'è da chiedersi, allora, se in tale processo non sia coinvolta in qualche modo anche la trasmissione dell'anima. Dopo la singamia, lo zigote si impianta nell'utero e conduce vita autonoma: ovviamente viene irrorato costantemente dal corpo materno, ma il suo sviluppo avviene indipendentemente dall'azione della madre, perché l'uovo fecondato ha già in sé tutti gli elementi del futuro neonato e non gli occorrono apporti esterni. Se ciò vale per il corpo - che prende forma dallo zigote tramite le fasi di morula, blastula e così via -, perché mai non dovrebbe valere per l'anima? Come si spiegherebbe l'infusione dell'anima in un momento successivo, ad esempio al terzo o sesto mese? Perché mai proprio in quel momento, mentre il contributo materno alla creazione del corpo si è già esaurito da tempo, dovrebbe intervenire un contributo spirituale? Fra l'altro, ammettendosi la comparsa dell'anima durante la gravidanza e non al principio di questa, si dovrebbe concludere che essa sia prodotto esclusivo della madre, visto che l'unica "partecipazione" paterna si ha all'atto della fecondazione. Perciò, il corpo nascerebbe da padre e madre, l'anima solo dalla madre? :roll: Come dice Montalbano, non mi faccio persuaso. ;)

Riguardo al secondo punto, un peso assai rilevante è da attribuirsi alla cultura di appartenenza: se il bambino viene allevato in un villaggio orientale, intriso di meditazione e cultura dello spirito, è assai probabile che venga in contatto col proprio daimon, comunque denominato, più precocemente rispetto ad un bambino occidentale, soverchiato dal materialismo, che in quest'area geografica è preponderante. :D Se proprio intendete battere la strada delle sottigliezze, si può distinguere fra età minima oggettiva per la percezione del daimon (eguale ovunque ed in ogni epoca) ed età minima in funzione di parametri culturali e sociali, la quale può essere di gran lunga più alta della precedente. Siccome, però, non esiste una formula segreta con la quale depurare il fenomeno dalla stratificazione contingente e risalire così ad un'idea di percezione del daimon disincarnata dal tempo, dallo spazio, dalla cultura e dalla famiglia di origine del bambino, temo che la mia dissertazione si fermi qui. ;)

Si sentiva la mancanza di qualche perla filosofica, eh? 8)
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Cassandra e Sibilin
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Messaggio da Cassandra e Sibilin » lun 16/feb/2009 20:02:00

Perché mai proprio in quel momento, mentre il contributo materno alla creazione del corpo si è già esaurito da tempo, dovrebbe intervenire un contributo spirituale?
Appunto per questo O.o
sai, dal punto di vista religioso, reputo difficile che un embrione, almeno fino al quarto mese di vita, abbia un'anima. Forse in potenza, ma mai in atto.
Stessa cosa per un bambino molto piccolo.
Credo, comunque, che l'"anima" si costruisca secondo esperienze dal 7/8 mese di vita fetale, in poi.

Dal punto di vista scientifico mi sento di concordare con Claudio O.o
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Ako e Eri
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Messaggio da Ako e Eri » sab 25/apr/2009 14:49:00

Mi permetto di dare la mia umilissima opinione sull'origine dei daimon.
Stiamo freschi...
Secondo me, all'inizio i daimon "non ci sono". I daimon, per definizione, sono l'anima, o una parte di essa (cosa che ritengo più probabile, altrimenti non ci potrebbe essere una comunicazione biunivoca), dell'umano, la parte di lui che dimostra il suo carattere per ciò che è in realtà, senza plagi o condizionamenti di sorta. All'inizio, l'essere umano non è soggetto a condizionamenti perché, appunto, non ha ancora piena coscienza di quello che è e di ciò che gli accade intorno; il suo carattere è "allo stato puro", non è ancora stato plagiato da nessuno. Secondo me, nel brevissimo periodo in cui è così, il bambino e il daimon sono veramente una cosa sola, non c'è "lui/lei è leii/luii e leii/luii è lui/lei", ma solo "lui" o "lei". Quando però il bambino comincia ad essere soggetto a condizionamenti esterni, ecco che una parte della sua anima, quella che conserva ancora il suo carattere "allo stato puro", si stacca da lui e diventa il daimon. Questo è, secondo me, ciò che avviene, ma potrei benissimo sbagliarmi.
Per "condizionamenti esterni" non intendo necessariamente traumi o simili, ma semplicemente i piccoli plagi che la cultura esercita su tutti. Ad esempio, è ancora opinione di molti che le donne debbano essere "gli angeli del focolare" e che gli uomini debbano "saper farsi valere". Ora: una ragazza poco femminile, se non ha la forza di rimanere quello che è (forza che quasi nessuno ha), finisce per cercare di essere femminile per farsi accettare; un ragazzo, invece, quasi sicuramente cercherà sempre di evitare di piangere per non essere preso per una "femminuccia".
C'è anche chi vuole far valere la propria diversità; ma, se la nostra cultura non fosse chiusa e non esercitasse condizionamenti (cosa, peraltro, praticamente impossibile), non esisterebbe nemmeno il concetto di "diverso".
Spero di essermi spiegata e, ripeto, queste sono solo mie personalissime idee^^
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Claudio-Olyandra
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Messaggio da Claudio-Olyandra » mar 28/apr/2009 00:27:00

C'è un condensato di saggezza nel tuo messaggio! :D Dal momento che c'è una nauseante tendenza al ribasso ed all'appiattimento, vedere che una 12enne è in grado di elaborare una teoria così raffinata mi infonde nuova fiducia nel genere umano. ;) Sì, la tesi che sostieni è molto affascinante. La cultura è, per sua stessa natura, un condizionamento, perché suggerisce all'individuo delle chiavi di lettura preconfezionate dei fenomeni che gli capitano intorno, ed i luoghi comuni e gli stereotipi ancora onnipresenti completano l'opera con un contributo deteriore. :x

L'unico punto che mi suscita dubbio è quello della diversità. Ognuno è diverso, anzi, più a monte, ognuno è se stesso, ed il suo essere sé invece che un altro è fonte ineliminabile di diversità. Tuttavia oggi non c'è libertà di essere diversi, di coltivare gusti e personalità distaccandosi dalla strada maestra dell'omologazione. Il prezzo per chi affronta questa sfida è molto alto: derisioni, bullismo ed emarginazione. L'uomo sa essere così stupido e mentecatto da combattere il sigillo del proprio successo, perché se tutti fossimo uguali, contro ogni superficiale aspirazione dei conformisti, che ravvisano la stabilità nell'assenza di diramazioni, saremmo rovinati: basterebbe trovare il punto debole di uno, che l'intera umanità potrebbe levare le tende come prima di lei fecero i dinosauri. La forza del gruppo è la varietà dei membri che lo compongono, sì da intessere le abilità in un unicum eterogeneo ed irripetibile. Parole al vento, però, giacché la società corre imbizzarrita verso la meta opposta: via i diversi, viva il copione esistenziale. :roll:
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Messaggio da Ako e Eri » mar 28/apr/2009 18:40:00

Forse non mi sono spiegata bene. Quando dico che non esisterebbe nemmeno il concetto di "diverso", lo dico perché la diversità oggi è vista quasi sempre come una cosa da combattere e che "diverso", spesso, è quasi un insulto. Se la diversità fosse intesa come un dato di fatto, non come qualcosa da disprezzare, allora sì, sarei daccordissima con il concetto di diverso.

Ah, dodici anni e tre quarti, grazie xD

Edit: Mi sta venendo in mente una cosa... oggi mi sono incontrata con altri tre daemian, la mia vicina di casa e due suoi amici. Parlando, è venuto fuori che io e la mia vicina siamo vissute fino a pochi anni fa in un paesino di montagna con una mentalità molto chiusa e che i nostri daimon hanno dei caratteri visibilmente diversi (quello del daimon della mia vicina, addirittura, è quasi il contrario del suo) dai nostri. I due amici di Marta, invece, sono cresciuti a Milano, in delle famiglie molto aperte di mentalità, e stando a quello che hanno detto i loro daimon hanno una personalità molto simile alla loro.
Ora: può essere questa diversità del carattere dovuta in parte ai condizionamenti della società in cui siamo inseriti fin dalla nascita? :roll:
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