Temi tu la morte?

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tasso85

Temi tu la morte?

Messaggio da tasso85 » sab 01/mar/2008 19:58:00

come avrete capito adoro le discussioni e le speculazioni su argomenti astratti ed anche misteriosi... e cosa c'è di più misterioso per noi della Morte stessa? macabro direte voi... invece in realtà c'è della poesia in tutto ciò, come nel resto delle cose di questo mondo... e allora, come lo stesso Davy Jones, io chiedo a voi:

[insert your name here], temi tu la morte?

per quanto posso dire di me stesso, no, non temo la morte, temo la paura che la morte porta con sè, come dire, ho paura della paura stessa...

mi è già capitato di vedere la morte in faccia... un piccolo (mica tanto!) incidente, un paio di anni fa, durante un'immersione per esplorare un relitto... ci sono andato molto vicino... eppure, nè sul momento, nè in seguito, ho mai avuto davvero paura di morire...

la morte è parte della vita, anzi ancora di più, senza morte, la vita non esiste... spesso noi siamo tristi quando una persona, un amico o un parente, lasciano per sempre questo mondo, pensando sempre che è troppo presto (a volte forse lo è davvero), che meritavano più tempo, e ci dimentichiamo invece di ringraziare per il tempo che è stato loro concesso...

io non credo in nessun Dio, nè in un mondo oltre la morte, perchè vedo il nostro ciclo vitale completo così com'è, senza bisogno di un'ulteriore vita alla fine di questa... e mi permetto di citare una frase commovente (secondo me) trovata in un analogo 3ad sul TDF
"I'm so scared Red...one day...I'm going to be dead. I'm not going to be here anymore..."
Lauren, you're never going to be dead. One day, you're going to be free.
in effetti, la morte è libertà, dalle pene e dai dolori del mondo materiale, quando finalmente possiamo posare il nostro fardello, e lasciare che eventualmente esso sia raccolto da altri...

ricordo un passo letto in un qualche libro di cui al momento non ricordo il titolo, che recitava all'incirca:
Non temere la morte, poichè finchè noi siamo qui la morte non c'è, e quando essa arriverà, noi non ci saremo più
per quanto ci pensi non riesco proprio ad avere paura della Morte stessa, non è la morte che temiamo, ma l'eventuale dolore (fisico ed emotivo) che associamo ad essa... per me la Morte è come una vecchia amica che viene a prenderti, quando giunge il momento, per accompagnarti a fare una lunga passeggiata con lei, dalla quale non c'è ritorno...

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Messaggio da Bec *bory* » sab 01/mar/2008 20:15:00

Mi sono commossa quando l'ho letto...perchè mi sono ricordata di alcune persone a cui tenevo tanto ke se ne sono andate... :cry:

tasso85

Messaggio da tasso85 » sab 01/mar/2008 20:18:00

Bec *bory* ha scritto:Mi sono commossa quando l'ho letto...perchè mi sono ricordata di alcune persone a cui tenevo tanto ke se ne sono andate... :cry:
penso di dovermi quindi scusare, non era questo lo scopo del 3ad... non volevo far riemergere passate tristezze, solo discutere di un argomento che trovo interessante...

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Messaggio da Bec *bory* » sab 01/mar/2008 20:42:00

No, tranquillo, non scusarti.hai ragione, è un argomento molto interessante, ma a volte i ricordi non son sempre allegri... :)

burrofuso
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Messaggio da burrofuso » sab 01/mar/2008 21:32:00

Temo la morte più di qualsiasi cosa, per tre motivi
:
1 Non rivedrò più Jasmine
2 Gli altri ne soffriranno molto
3 Ho anche paura della morte degli altri
Tuttavia Jasmine mi dice: Non fare il faggiano (vorrebbe dire non fare il pollo) hai paura della morte? Evitala e dimenticala. Serve molto. UNa delle cose che amo di più di Jasmine è che è Saggia e Realista proprio come una mia amica Olimpia.

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Messaggio da Claudio-Olyandra » dom 02/mar/2008 01:11:00

Questo argomento di discussione è davvero stimolante per l'intelletto. Partiamo dal principio. Non farla troppo lunga, però...
tasso85 ha scritto:per quanto posso dire di me stesso, no, non temo la morte, temo la paura che la morte porta con sè, come dire, ho paura della paura stessa...
Questo è il primo grande passo. Della morte non sappiamo nulla con certezza, nondimeno la disegniamo con terrore nella nostra mente, come momento di distacco e di separazione ineluttabile, come troncamento di un flusso che scorre impetuoso con la freddezza marmorea di una diga massiccia. Sono tutte riflessioni che nascono da come noi vivi percepiamo la morte degli altri, ma la prospettiva è errata, in quanto per apprezzare (nel senso di prendere coscienza) la portata di un fenomeno bisogna passarci attraverso, non guardarlo da fuori. In nuce, quindi, della morte temiamo più gli spettri che ci siamo costruiti rielaborando in chiave nuova il retaggio della cultura dei secoli preteriti, che non l'essenza stessa di un evento che ci resta per lo più preclusa ed alla quale non possiamo accedere che quando esso si avvera, col risultato che non possiamo prepararci. E siccome l'uomo è finito e poggia su pilastri imprescindibili per le proprie certezze, teme per natura ciò che dall'ordinario si discosta e perciò, a fortiori, prova angoscia per quello che dei pilastri della vita è apparentemente l'antonimo più forte.
tasso85 ha scritto: io non credo in nessun Dio, nè in un mondo oltre la morte, perchè vedo il nostro ciclo vitale completo così com'è, senza bisogno di un'ulteriore vita alla fine di questa... [...] in effetti, la morte è libertà, dalle pene e dai dolori del mondo materiale, quando finalmente possiamo posare il nostro fardello, e lasciare che eventualmente esso sia raccolto da altri...
Qui giace la lepre. Se nulla si colloca come fase ulteriore al decesso, allora l'eguaglianza morte=libertà non regge. Cos'è la libertà? Investighiamo sull'accezione di un termine di cui s'abusa incoscientemente. La libertà, colta nella sua essenza, non è libertà da, bensì libertà di. Dire che siamo liberi dai fardelli significa che ci lasciamo dietro qualcosa di spiacevole o di logorante, ma fermarsi a questo equivale a fermarsi alla pars destruens di un'argomentazione. Occorre sondare più a fondo la cosa. Dopo che ci siamo tolti di mezzo il passato, verso cosa viaggiamo? Se, come tu asserisci, non ci sono destini ultraterreni, allora ci incamminiamo verso il nulla. Ed il nulla non è libertà, il nulla è paralisi, non ha qualificazioni positive. Il nulla non è, direbbe Parmenide. E, pure invocando il principio di unità degli opposti, la soluzione non sarebbe più confortante, perché il tutto non è libertà, è necessità, è vincolo. Nella pienezza del tutto non ci sono bivi o scelte, perché la scelta presuppone l'abbandono di qualcosa per qualcos'altro ed abbandonare qualcosa non è compatibile col tutto. Allo stesso modo, nella vuotezza del nulla non ci sono bivi o scelte, perché la scelta presuppone che ci sia qualcosa da scegliere ed il fatto che ci sia qualcosa nega il nulla.

Reputo assolutamente appropriate alcune frasi desunte da QOM:
1) "A un certo momento, sono possibili diverse cose; il momento appresso ne accade una, e tutte le altre non esistono";
2) "Quando si sceglie una via tra tante, tutte quelle che non si imboccano si cancellano come fiamme di candela spente, quasi non fossero mai esistite. In quel momento in Will convivevano tutte le scelte possibili. Ma tenerle in vita tutte significava non fare niente. Doveva scegliere e basta.".

Nella potenza non c'è l'atto e nell'atto non c'è la potenza. Le opportunità sono potenza, la decisione è atto. Quando decidi distruggi il non deciso, quando conservi tutto non decidi. Il nulla consiste nella potenzialità di non agire, ma se decidi di non agire, hai pur sempre agito. NECESSITà. Il tutto consiste nella potenzialità di fare ogni cosa, ma se decidi di fare ogni cosa, hai preso una decisione, distruggendo le altre, perciò non puoi decidere. PARALISI. Il tutto ed il nulla sono intercambiabili, ma entrambi difettano della libertà. La scelta è vita, perché la vita è la lotta fra forze contrastanti, senza che una trionfi in modo netto, è un baricentro più o meno equilibrato fra poli antitetici. Se vuoi la libertà nella morte occorre che ammetti la vita durante di essa, una vita ultraterrena con nuove opportunità e nuove decisioni. Per salvare la libertà dobbiamo per forza tracciare un cammino che ciascuno possa percorrere con ritmo proprio, sicché alla necessità del tragitto vincolante si abbini l'accidente della velocità della camminata, variabile da soggetto a soggetto.

Poniamo allora che tu risolva il conflitto logico sacrificando la libertà e mantenendo il nulla. Allora sì che opera il principio da te giustamente citato: >. Domanda: se quando l'Orco arriva da est, noi andiamo via da ovest, perché preoccuparsi d'incrociarlo?

Sintetizzando:
1) se dopo la morte c'è un altro ambiente che ci attende, allora non occorre preoccuparsi del trapasso più di quanto ci si preoccupa di vivere e dei quotidiani cambiamenti che connotano la vita;
2) se dopo la morte c'è il nulla, allora non occorre preoccuparsi del trapasso perché non ne avremo coscienza alcuna.
Ergo, non bisogna temere la morte. (filosofia)
Ma forse a cent'anni cambierò idea. (realtà)

Ulteriore conferma della discrepanza fra pensiero e natura, fra res cogitans e res extensa...
Sei un gran pensatore, sono fiera di te.
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Messaggio da Bec *bory* » dom 02/mar/2008 10:13:00

Ma dovevi scegliere proprio la lepre per fare il tuo esempio? :D
Scherzo, hai scritto delle cose molto intelligenti, complimenti! :D

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Messaggio da Luke e Kyriax » dom 02/mar/2008 10:20:00

Sn d'accordo :D
? un 3ad interessante...nn credo d temere la morte, ma come Claudio forse qnd sarò un vekkio decrepito come il mio prof d fisica (skerzo) avrò cambiato idea...
INTP - 9w1 - Raverin
(mi hanno detto così; però francamente non ne ho idea)

tasso85

Messaggio da tasso85 » dom 02/mar/2008 10:57:00

Claudio-Olyandra ha scritto:Qui giace la lepre.
ARGH! proprio la lepre doveva essere? :D ok, scherzo...
Se nulla si colloca come fase ulteriore al decesso, allora l'eguaglianza morte=libertà non regge. Cos'è la libertà? Investighiamo sull'accezione di un termine di cui s'abusa incoscientemente. La libertà, colta nella sua essenza, non è libertà da, bensì libertà di.
ma io intendevo proprio libertà da, in questo caso... personalmente trovo che anche la "libertà da qualcosa" sia una forma possibile di libertà...
Se, come tu asserisci, non ci sono destini ultraterreni, allora ci incamminiamo verso il nulla. Ed il nulla non è libertà, il nulla è paralisi, non ha qualificazioni positive. Il nulla non è, direbbe Parmenide. E, pure invocando il principio di unità degli opposti, la soluzione non sarebbe più confortante, perché il tutto non è libertà, è necessità, è vincolo. Nella pienezza del tutto non ci sono bivi o scelte, perché la scelta presuppone l'abbandono di qualcosa per qualcos'altro ed abbandonare qualcosa non è compatibile col tutto. Allo stesso modo, nella vuotezza del nulla non ci sono bivi o scelte, perché la scelta presuppone che ci sia qualcosa da scegliere ed il fatto che ci sia qualcosa nega il nulla.
ancora purtroppo non sono onnisciente, quindi non posso dire ciò che so ma ciò che penso... io penso che non ci sia nulla, ma sarei ben felice di scoprire di sbagliarmi, di trovarmi in un mondo nuovo e migliore (Narnia docet)... ma non voglio ritrovarmi ad esempio ad essere giudicato da un Dio in cui non credo e del quale non riconosco il diritto a giudicarmi...
Reputo assolutamente appropriate alcune frasi desunte da QOM:
1) "A un certo momento, sono possibili diverse cose; il momento appresso ne accade una, e tutte le altre non esistono";
2) "Quando si sceglie una via tra tante, tutte quelle che non si imboccano si cancellano come fiamme di candela spente, quasi non fossero mai esistite. In quel momento in Will convivevano tutte le scelte possibili. Ma tenerle in vita tutte significava non fare niente. Doveva scegliere e basta.".
qui ci mettimo a giocare davvero con gli universi paralleli ed i viaggi nel tempo, in un certo qual modo... tu dici che quando si compie una scelta tutte le altre possibilità cessano di esistere... io credo che invece esistano ancora come possibilità inesplorate, o ancora di più, come veri mondi paralleli in cui sono appunto state fatte scelte diverse (per quanto questa immagina non mi piaccia molto, e qui ti rimando alla piccola discussione nel 3ad "la oxford di lyra")
Per salvare la libertà dobbiamo per forza tracciare un cammino che ciascuno possa percorrere con ritmo proprio, sicché alla necessità del tragitto vincolante si abbini l'accidente della velocità della camminata, variabile da soggetto a soggetto.
è davvero necessario salvare la libertà? a volte me lo chiedo...
Domanda: se quando l'Orco arriva da est, noi andiamo via da ovest, perché preoccuparsi d'incrociarlo?
l'unica risposta che mi viene da dare alla tua domanda è che l'orco non arriva da est, ma da tutte le direzioni...

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Messaggio da Claudio-Olyandra » dom 02/mar/2008 11:50:00

Mettiamo chiarezza. "Qui giace la lepre" non è l'epigrafe tombale di un sarcofago con una lepre carbonizzata dentro. Significa, senza allusioni macabre, "qui sta il nocciolo della questione": è un'espressione manzoniana... E t'aspettavi che tutti la conoscessero?
Daimon uniuscuiusque humanitatis caput et fundamentum est semperque esto!

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