Due parole su daimon e vocazione

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Andrea
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Due parole su daimon e vocazione

Messaggio da Andrea » ven 09/mar/2018 23:24:35

Da un po' di tempo sul Forum si è affermata una visione più matura del daimonismo, influenzata principalmente da Hillman, che prevede la ricerca della propria vocazione con l'aiuto del daimon, messa in poche parole e semplificando moltissimo. Ora, ciò che spesso viene ripetuto è come la vocazione sia come un nucleo dentro di noi, che custodisce la nostra vera essenza, e fino a praticamente oggi ero pure io dello stesso avviso, però ho fatto delle riflessioni che mi piacerebbe condividere con voi.
Innanzitutto, l'immagine di un nucleo fa pensare a come la vocazione sia solo una parte di noi, la più importante certamente, ma appunto solo una parte; inoltre vien da credere che sia la sola parte davvero importante di noi, e che quello che c'è intorno sia alla fine non necessario, un semplice di più. Però tutto cambia se consideriamo la vocazione non una parte di noi, ma un di più di noi: comprende tutto quello che noi siamo, e va oltre. Possiamo considerarla come se fosse l'equivalente dell'idea in senso platonico di noi stessi; chi ha già studiato o letto Platone saprà che esso però credeva essere le cose reali solo una pallida e imperfetta copia delle loro idee, ed è qui che va aggiunto il tassello mancante: il daimon.
Il daimon, a metà tra il mondo umano e quello divino, è ciò che ci permette di raggiungere la vocazione: non un semplice aiuto, ma conditio sine qua non per far sì che essa non resti relegata nel mondo delle idee, ma diventi reale e possibile, come un reagente indispendabile alla creazione di un certo composto.

Bon, penso che per ora sia tutto quello che avevo da dire, fatemi sapere cosa ne pensate, anche blastandomi se necessario (?)
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Re: Due parole su daimon e vocazione

Messaggio da Anna & Alexis » lun 12/mar/2018 13:21:16

Allora, se ho capito bene quello che hai scritto, tu dici che la vocazione non è una parte di noi ma un qualcosa di più che è più grande di noi giusto? Quindi intendi dire che viene dall'esterno?

Io credo che la vocazione non sia una parte di noi, perché il nostro essere non può essere diviso in parti, siamo come un minestrone pieno di roba tutta mischiata e amalgamata bene insieme, tant'è che non si capisce bene quale è una cosa e qual è l'altra. Quello che noi chiamiamo vocazione è li in mezzo, insieme a tutti i nostri desideri, passioni, paure e tutto il resto, non c'è qualcosa che risalta più di un altra, non c'è qualcosa che sia più importante, perché se anche una piccolissima parte di quell'insieme venisse tolta la persona non sarebbe più la stessa, ma sarebbe completamente diversa.
Non è la vocazione in sé a fare una persona e a renderla com'è, ma tutto l'insieme.

Un'altra cosa che mi è venuta in mente or ora è che la vocazione, intesa come scopo della vita, obbiettivo o la cosa da raggiungere, all'inizio della nostra vita non c'è, non fa parte del nostro essere perché noi da piccoli non abbiamo nessuna idea di quello che vorremmo fare nella vita. La vocazione viene aggiunta successivamente dalla persona stessa per sua scelta, quando essa capisce o sceglie il suo scopo, che può essere uno qualunque, dall'avere una famiglia, ad avere una carriera di successo o qualunque altra cosa.

Ok non so se quello che ho detto può avere un senso perché ho scritto di getto quello che mi veniva in mente, magari più tardi quando avrò più tempo cercherò di formulare un pensiero più articolato 😅
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Re: Due parole su daimon e vocazione

Messaggio da Pandemonium » lun 12/mar/2018 18:01:52

Tendenzialmente la penso come Anna, nel senso che pure per me è difficile - se non impossibile - immaginare che abbiamo un qualcosa di programmato già alla nostra nascita. Certamente però ritengo importanti i primi anni di vita per lo sviluppo di tale vocazione, ossia... in quegli anni qualcosa si "smuove" in noi e più o meno chiaramente emerge parte di quella che abbiamo etichettato come "vocazione". Per alcuni è chiarissimo; conosco persone che fin da quando hanno imparato a parlare esordiscono con "voglio fare la maestra!" e lo fanno sul serio. Per altri è più tortuoso. Sempre premettendo che la vocazione non è appunto solo il mestiere ma tutto il resto, tutto il contorno.
Per me è sì il nucleo, in quanto è fortemente influenzata da tutto il resto. Non importa come la pensiamo, il daimonismo permette a più idee diverse di scontrarsi ed amalagamarsi; l'importante è che si raggiunga lo stesso scopo comune: autorealizzazione.
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Re: Due parole su daimon e vocazione

Messaggio da Andrea » lun 12/mar/2018 18:04:06

Anna & Alexis ha scritto:
lun 12/mar/2018 13:21:16
Allora, se ho capito bene quello che hai scritto, tu dici che la vocazione non è una parte di noi ma un qualcosa di più che è più grande di noi giusto? Quindi intendi dire che viene dall'esterno?
No, non intendo dire quello: la vocazione non viene dall'esterno, non cade dall'alto, ma è legata indissolubilmente a noi.
Io credo che la vocazione non sia una parte di noi, perché il nostro essere non può essere diviso in parti, siamo come un minestrone pieno di roba tutta mischiata e amalgamata bene insieme, tant'è che non si capisce bene quale è una cosa e qual è l'altra. Quello che noi chiamiamo vocazione è li in mezzo, insieme a tutti i nostri desideri, passioni, paure e tutto il resto, non c'è qualcosa che risalta più di un altra, non c'è qualcosa che sia più importante, perché se anche una piccolissima parte di quell'insieme venisse tolta la persona non sarebbe più la stessa, ma sarebbe completamente diversa.
Non è la vocazione in sé a fare una persona e a renderla com'è, ma tutto l'insieme.
Invece, secondo me ovviamente, la vocazione è tutto l'insieme e qualcosa di più.
Un'altra cosa che mi è venuta in mente or ora è che la vocazione, intesa come scopo della vita, obbiettivo o la cosa da raggiungere, all'inizio della nostra vita non c'è, non fa parte del nostro essere perché noi da piccoli non abbiamo nessuna idea di quello che vorremmo fare nella vita. La vocazione viene aggiunta successivamente dalla persona stessa per sua scelta, quando essa capisce o sceglie il suo scopo, che può essere uno qualunque, dall'avere una famiglia, ad avere una carriera di successo o qualunque altra cosa.
Forse è meglio non intenderla come scopo, come obiettivo da raggiungere, ma piuttosto come una linea che ci caratterizza, un nostro ritratto: la vocazione non è voler diventare qualcuno o fare qualcosa, non è un mestiere o una professione, la vocazione È noi, e in quanto tale non la scegliamo.
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Re: Due parole su daimon e vocazione

Messaggio da Anna & Alexis » lun 12/mar/2018 19:39:10

Pandemonium ha scritto:
lun 12/mar/2018 18:01:52
Certamente però ritengo importanti i primi anni di vita per lo sviluppo di tale vocazione, ossia... in quegli anni qualcosa si "smuove" in noi e più o meno chiaramente emerge parte di quella che abbiamo etichettato come "vocazione".
Invece secondo me gli anni dell'infanzia non sono poi così importanti per definire la vocazione, certamente quello è un periodo molto importante per la formazione e la crescita di una persona, ma non dal punto di vista della vocazione. Cioè, io quando ero bambina e mi chiedevano cosa volessi fare da grande non avevo mai idea di cosa rispondere e i miei desideri potevano cambiare molto velocemente. Anche ora non ho idea di quale possa essere la mia vocazione, è una cosa così complessa che non si può scoprire in età infantile, certe persone arrivano addirittura alla vecchiaia senza aver mai scoperto la loro vocazione.
Forse è meglio non intenderla come scopo, come obiettivo da raggiungere, ma piuttosto come una linea che ci caratterizza, un nostro ritratto: la vocazione non è voler diventare qualcuno o fare qualcosa, non è un mestiere o una professione, la vocazione È noi, e in quanto tale non la scegliamo.
Però se tu la intendi come Noi, come sintesi del nostro intero essere allora la parola vocazione non mi sembra il termine più adatto da utilizzare perché a questo punto la vocazione e quello che intendi te sono due cose completamente diverse.
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Re: Due parole su daimon e vocazione

Messaggio da Pandemonium » lun 12/mar/2018 19:56:20

Il fatto è che il termine vocazione è stato preso in prestito da Hillman: egli intendeva questa come un seme, che aveva bisogno di crescere per manifestarsi, e l'unico modo per farla crescere era ascoltare il daimon. Vocazione è solo un nome e certamente ha il difetto di venire fraintesa con appunto la carriera... Ma secondo me, come dissi in una mia teoria, abbraccia molto di più, come, per esempio, l'orientamento sessuale, il "dove mi sento a casa?", il "con chi mi sento a mio agio?". Letteralmente come un seme di noi stessi che si conosce pian piano, ecco.
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Re: Due parole su daimon e vocazione

Messaggio da Andrea » lun 12/mar/2018 20:37:32

È vero, vocazione è un termine ambiguo e causa fraintendimenti. Forse è meglio usare questa figura: la vita della persona, ma vista al di fuori del tempo, senza un divenire, ma un semplice essere. Come la similitudine del seme, ma il seme non diventa semplicemente l'albero, il seme È l'albero.
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Re: Due parole su daimon e vocazione

Messaggio da Bird » gio 15/mar/2018 12:08:05

Il concetto di vocazione mi ha affascinato fin da quando Ary ne ha parlato qui sul forum, perché da come ne parlava lei mi sembrava davvero un qualcosa di cui stavo/sto facendo esperienza in questi ultimi anni, ovvero il capire chi sono, cos'è che mi rende "me".
Tuttavia non so se considerarla una parte di me pari alle altre, o un qualcosa "di più" come dice Andrea. E' semplicemente ciò che mi caratterizza, però è vero che è formata da diverse...parti? Non saprei. Però sì, è il daimon, è Auryn che mi sta aiutando a capire e discernere in mezzo al groviglio, e lo fa sia facendomi notare cose di me, sia portando a esempio cose che vediamo nel mondo, soprattutto nelle storie in cui ci imbattiamo.

Per quanto riguarda l'importanza degli anni dell'infanzia....eh, sì, secondo me lo sono. Più ci penso e più vedo e noto cose della me bambina che sono ancora qui e mi stanno ancora guidando.
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