AREA FILOSOFICA: problemi esistenziali e quesiti irrisolti.

Meditiamo sugli aspetti filosofici e formuliamo ipotesi ragionevoli sul Daimonismo!
tasso85

Messaggio da tasso85 » sab 29/mar/2008 21:14:00

in realtà pure io la penso come te, Saphiry :D io sento che Kasy è una lepre, volevo solo avere il vostro parere sulla questione: come determinare la forma senza visualizzazione.

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Misty & Pfrryy
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Messaggio da Misty & Pfrryy » sab 29/mar/2008 21:58:00

Lux ha scritto:Appunto, gente. Se c'è una sola forma che "sta bene" al vostro daimon mentre le altre sembrano forzate, allora probabilmente si tratta di quella definitiva. Se invece avete difficoltà a visualizzare il vostro daimon in una sola forma, allora vuol dire che non si è ancora stabilizzato.
Ahh... allora anche il mio è instabile, cane, lupo, volpe, gatto, rondine e gabbiano sono quelle più frequenti. ma cmq allora non si è stabilizzato.
No.
....
Pazienza.
è complessa la situation.
si.

Lux
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Messaggio da Lux » dom 30/mar/2008 09:40:00

Saphiry ha scritto:
Lux ha scritto:Appunto, gente. Se c'è una sola forma che "sta bene" al vostro daimon mentre le altre sembrano forzate, allora probabilmente si tratta di quella definitiva. Se invece avete difficoltà a visualizzare il vostro daimon in una sola forma, allora vuol dire che non si è ancora stabilizzato.
Ma io non...insomma,non sento nesuna forma che vada bene...non capisco...cosa significa,che non so ancora chi sono io? ?_?
Semplicemente il tuo daimon non si è ancora stabilizzato.

Tasso: No, la non-visualizzazione non vuol dire niente a parte che non sei ferrato in materia di visualizzazione. Qua mi state chiedendo come si fa a individuare la forma definitiva senza visualizzazione, ma io posso solo rispondervi che un minimo di visualizzazione è sempre indispensabile. Anche se non riuscite a vederlo, quando pensate al vostro daimon voi avete una loro immagine in testa, un'idea del loro aspetto, è il minimo. Dovete regolarvi in base a quella.

Claudio-Olyandra
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Messaggio da Claudio-Olyandra » ven 04/apr/2008 15:58:00

NESSI FRA LA SCHIZOFRENIA ED IL LEGAME UMANO-DAIMON.
Prima di cominciare la dissertazione, prendiamo in esame una definizione di schizofrenia che sia rigorosa ma al contempo accessibile a dei non medici.
Wikipedia ha scritto:La schizofrenia è una forma di malattia psichiatrica caratterizzata, secondo le convenzioni scientifiche, da un decorso superiore ai sei mesi (tendenzialmente cronica o recidivante), dalla persistenza di sintomi di alterazione del pensiero, del comportamento e dell'emozione, con una gravità tale da limitare le normali attività della persona.

Il termine, coniato dallo psichiatra svizzero Eugen Bleuler nel 1908, deriva dal greco ????? (schizo, scissione) e ?????? (phrenos, cervello), 'mente divisa'. Il termine proposto da Bleuler sostituì quello ottocentesco di Dementia Praecox, proposto da Emil Kraepelin.

Per la diagnosi di schizofrenia conta sia la natura sia la durata dei sintomi (sintomi che differiscono per durata caratterizzano ad esempio il Disturbo schizofreniforme).

La forma abbreviata dei criteri diagnostici DSM-IV-TR: La diagnosi di schizofrenia richiede il soddisfacimento del seguente criterio:

A) (Sintomi caratteristici) La presenza persistente di due o più dei sintomi che seguono, per un periodo significativo che si considera di almeno un mese (si osserva che la durata può essere inferiore se il sintomo recede a seguito di trattamento):

deliri
allucinazioni
disorganizzazione del discorso verbale (es: perdere il filo, incoerenza, divagazione e espressione troppo astratta)
grave disorganizzazione del comportamento (es. nel vestiario, nelle abitudini diurne, disturbi del sonno, disforia, piangere o ridere frequentemente e inappropriatamente), oppure stato gravemente catatonico
presenza di sintomi negativi, cioè che trasmettono un forte senso di disinteresse, lontananza o assenza del soggetto: appiattimento affettivo (mancanza o forte diminuzione di risposte emozionali), alogia (assenza di discorso), avolizione (mancanza di motivazione), disturbi dell'attenzione e delle capacità intellettive, assenza di contatto visivo
Nota: Il soddisfacimento del criterio A è l'unico richiesto (cioè per la diagnosi non si richiede il soddisfacimento dei punti B e C) solo nel caso che le idee fisse siano bizzarre e irrealistiche, oppure nel caso che le allucinazioni consistano nell'udire due o più voci identificabili come irreali che parlano fra loro, oppure una voce che "commenta" in diretta le azioni e percezioni del paziente.

B) Deficit o disfunzione sociale e/o occupazionale: Per un periodo di tempo significativo uno o più degli ambiti principali della vita del soggetto sono gravemente compromessi rispetto a prima della comparsa del disturbo (lavoro, relazioni interpersonali, cura del proprio corpo, alimentazione ecc.)

C) Durata: persistenza dei sintomi "B" per almeno sei mesi, che includano almeno un mese di persistenza dei sintomi "A".

Esistono ulteriori criteri (D, E ed F) che servono per diagnosi differenziali o per escludere la schizofrenia nel caso in cui sia stato diagnosticato un disturbo dell'umore grave (come la depressione maggiore); oppure in caso di grave disturbo dell'età evolutiva, o disturbi neurologici dovuti a condizioni mediche generali, o che i sintomi siano effetto dell'uso di sostanze come droghe o farmaci.
Per ulteriori ragguagli, potete visitare la pagina http://it.wikipedia.org/wiki/Schizofrenia e le altre cui rinvia.

Ora, è pacifico che l'umano è il daimon ed il daimon è l'umano. Non si può avere una identità assoluta, nel qual caso vi sarebbe coincidenza, ma, come in precedenti discussioni è stato sottolineato, il daimon costituisce la vera essenza dell'uomo, la sua intima significazione, il suo nucleo caratteristico. Bene, voglio soffermarmi su questo tema: in che modo i gravi disturbi della personalità - e fa questi svetta la schizofrenia - si ripercuotono sul daimon? Al di là delle varianti di questa patologia, una frase è emblematica: schizofrenia vuol dire, etimologicamente, scissione del cervello, ossia rottura dell'intrinseca unità caratteriale. Deve desumersi che anche il daimon subisce una terribile frattura? O si frattura piuttosto il legame fra l'uomo ed il daimon? Lo schizofrenico perde ogni contatto autentico con la realtà, si aliena, dismette ogni abilità relazionale, perciò la sua stessa umanità perisce. L'uomo non è uomo senza il daimon ed il daimon non è daimon senza l'uomo. Ciascuno ha bisogno dell'altro o l'equilibrio della personalità è distrutto. Ma quali sono le funzioni dell'uomo e del daimon in questa bilancia? Solo rispondendo a questa domanda si potrà spiegare cosa fra rompere il legame, producendo il disturbo mentale. Purtroppo non abbiamo altra strada che quella induttiva: ci toccherà pertanto partire dal concreto per tentare una generalizzazione, sebbene questo procedimento sia gravato da ampi margini d'errore. Fra i sintomi della malattia figura il delirio e tale è "uno stato mentale confusionale in cui l'attenzione, la percezione e la cognizione del soggetto appaiono significativamente ridotti (Wikipedia)".

La percezione sensoriale è indubbio che spetti all'uomo. Egli non vede tramite il daimon e la prova più lampante risiede nella prospettiva: se così non fosse, il punto di vista sarebbe molto più vicino al suolo, in corrispondenza degli occhi del daimon, posto che questo, come spesso accade, abbia la forma di un animale di piccola taglia (cane, gatto, scimmia, lepre etc). Perciò l'anomalia non interviene durante il processo di percezione sensibile, né si può ipotizzare, giusta la scienza medica, che la trasmissione degli stimoli avvenga mediante il daimon piuttosto che con le sinapsi e la rete neuronale. Il daimon, infatti, è spirituale e riconoscergli una qualche possibilità di trasmettere impulsi elettrici materiali (elettroni) sarebbe alquanto azzardato. Dunque il difetto dimora nella fase più delicata, quella della cognizione, ossia della presa di coscienza dell'impulso sensibile da parte del soggetto, che inserisce quel dato nella rete di informazioni conservata in memoria, comprendendone così il pieno significato. Ma l'uomo pensa con la mente del daimon? Tesi ostica da dimostrare, avuto riguardo al fatto che gli intercisi (e qui non possiamo non appoggiarci al romanzo pullmaniano, stante l'assenza di prove scientifiche di intercisioni nel nostro mondo), mantengono una minima capacità intellettiva e relazionale: Tony Makarios stringe un pesce secco al petto, perciò sente il freddo (interiore) ed è capace di individuare un rimedio, ancorché blando, ed è altresì in grado di chiedere a Lyra del suo daimon, perciò sa distinguere l'alterità dell'interlocutrice rispetto a sé.

In sintesi la facoltà raziocinante non può dirsi esclusa. Eppure il legame era spezzato, reciso nettamente. Da queste considerazioni deduciamo che l'uomo non pensa col daimon, ma con una mente propria. Non si può tuttavia tacere che l'uomo interciso mantiene solo delle capacità ridottissime di pensiero, a fronte delle enormi abilità che avrebbe se fosse in sinergia col daimon: dunque si può azzardare l'ipotesi che l'uomo abbia un BIOS e che il daimon sia il sistema operativo, quello che consente di potenziare le scarse capacità che il computer detiene in sede di autodiagnosi. Il daimon è perciò quel valore aggiunto al sostrato proprio della mente umana, col quale essa raggiunge l'apice delle proprie risorse e facoltà, ad ulteriore riprova dell'assunto che l'umanità della persona è dovuta al legame, alla cooperazione fra umano e daimon, non all'uno od all'altro separatamente considerati. Appurato ciò, come si deteriora il legame? Come si origina la turba psichica? Forse attraverso delle modificazioni del BIOS (sostrato proprio della mente umana), che lo rendano incompatibile col sistema operativo (facoltà infinitamente superiori dovute al daimon), sicché questo non parta più, non si carichi. Queste modificazioni del BIOS potrebbero essere delle deviazioni rispetto ai limiti naturali imposti all'uomo. Nessuno può prescindere dalla realtà oggettiva dei fatti, perché la sua esistenza condiziona quella dell'uomo: essa può distruggere l'uomo o favorirne la crescita, può causargli gioie o sofferenze, e senza la realtà circostante, senza l'ambiente, l'uomo non potrebbe esistere, in quanto privo di autosufficienza, come tutti i viventi. Accanto a questa osservazione banale ma innegabile, si colloca la potenza creatrice della mente. Aveva ragione Kant a parlare di Io penso come centro unificatore ed ordinatore della realtà, perché per l'individuo esiste solo ciò che lui sa che esiste.

Si perviene così ad una apparente contraddizione. La realtà condiziona l'uomo, ma l'uomo avverte il condizionamento solo nei limiti in cui legge la realtà senza distorsioni. Il plagio, la manipolazione del pensiero sono così temibili proprio perché producono una lacerazione fra fenomeno soggettivo e noumeno oggettivo, in modo tale che il primo non aderisca più al secondo. E comprendete tutti che il plagio non proviene soltanto da fonti esterne, ma anche dalla stessa vittima ed anzi, in questo caso, è più micidiale: fintantoché la pressione è esterna, la persona oppone una qualche resistenza, ma nel momento in cui quella distorsione è prodotta dallo stesso soggetto, essa sarà vissuta come naturale e nessuna barriera sarà opposta alla sua diffusione ed affermazione. Veniamo ora alla conclusione. Come si impazzisce? Abbandonando i princìpi della logica, quelli che più genuinamente garantiscono aderenza fra sensazione e realtà e che, costituendo l'impalcatura fondamentale dell'interazione con l'ambiente, sono ben incarnati dal daimon, che ne è depositario in quanto custode dell'essenza umana.

Alla luce di queste riflessioni, il pazzo è colui che tradisce il daimon, disconoscendogli il ruolo di guida e procedendo per vie nocive, assurde, illogiche. Mi pare opportuno precisare che tradire il daimon non equivale a negare la sua esistenza (il che è comunissimo, senza che per questo siano tutti alienati), ma a negare i vincoli della cui presenza egli ammonisce l'uomo: ben potrebbe una persona non sapere dei daimon, ma tuttavia seguire la propria coscienza, qualunque nome le si attribuisca; per converso un daemian potrebbe benissimo valicare i confini della realtà, perdendosi in universi immaginari costruiti a suo uso e consumo dalla sua mente, e così finire per essere schizofrenico. Da ultimo giova ricordare, ad adiuvandum demonstratione, che un sintomo della patologia è l'allucinazione, definita come "percezione senza oggetto", cioè come processo intellettivo-rielaborativo deficitario del dato sensibile (realtà) che ne costituisce l'imprescindibile ingrediente.
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Messaggio da Saphiry e Deianira » ven 04/apr/2008 17:08:00

Giusto! Questa domanda me la son fatta pure io:"Se parlo con qualcuno che nessuno vede,sono matta?"
Risposta:"No! Perchè in teoria parlo con me stessa,con ciò che mi rappresenta,tutti vedono me,quindi non sono matta!" :mrgreen:
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Messaggio da Claudio-Olyandra » sab 05/apr/2008 02:53:00

A parte Saphiry, nessun altro vuole sviluppare il tema filosofico che ho or ora introdotto? Aspetta un po' e vedrai.

P.S. Siamo a quota 5555 messaggi inviati. ? un numero speciale? No, ma sono felice se penso che due mesi fa, quando mi sono iscritto, i messaggi ammontavano appena a 1300. Il forum prospera ed è merito di tutti gli utenti, i moderatori e, ovviamente, anche della Luce che guida il carro...
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tasso85

Messaggio da tasso85 » sab 05/apr/2008 11:17:00

allora, ho dato una rapida letta a quanto da te elaborato... ma non sono d'accordo su un paio di aspetti:
In sintesi la facoltà raziocinante non può dirsi esclusa. Eppure il legame era spezzato, reciso nettamente. Da queste considerazioni deduciamo che l'uomo non pensa col daimon, ma con una mente propria. Non si può tuttavia tacere che l'uomo interciso mantiene solo delle capacità ridottissime di pensiero, a fronte delle enormi abilità che avrebbe se fosse in sinergia col daimon: dunque si può azzardare l'ipotesi che l'uomo abbia un BIOS e che il daimon sia il sistema operativo, quello che consente di potenziare le scarse capacità che il computer detiene in sede di autodiagnosi.
tralasciando la metafora informatica, io penso che la capacità raziocinante nella persona intercisa rimane secondo me INALTERATA... quello che sparisce, e che viene principalmente rappresentato dal daemon, è la scintilla vitale, il nucleo emotivo, o, come la chiamo io, la "gioia di vivere"... senza daemon, la nostra capacità raziocinante c'è ancora tutta, solo, perchè usarla se la gioia di vivere ci ha abbandonati, e tutto diviene un doloroso grigiore?

per quanto invece riguarda il tema della percezione, beh, che cosa è REALE? quello che i nostri sensi ci trasmettono come tale? ma i sensi possono essere ingannati, e tutto può divenire "reale" (ogni riferimento a Matrix è puramente casuale :D)... la percezione è un dato puramente soggettivo e non assoluto, che può variare da persona a persona, a seconda degli stimoli ricevuti... citando matrix, "il cucchiaio non esiste" :D

Claudio-Olyandra
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Messaggio da Claudio-Olyandra » sab 05/apr/2008 11:49:00

tasso85 ha scritto:tralasciando la metafora informatica, io penso che la capacità raziocinante nella persona intercisa rimane secondo me INALTERATA... quello che sparisce, e che viene principalmente rappresentato dal daemon, è la scintilla vitale, il nucleo emotivo, o, come la chiamo io, la "gioia di vivere"... senza daemon, la nostra capacità raziocinante c'è ancora tutta, solo, perchè usarla se la gioia di vivere ci ha abbandonati, e tutto diviene un doloroso grigiore?
Mi trovi perfettamente in linea con la tua opinione: non credo che gli schizofrenici provino una gran gioia di vivere, perduti come sono in ambienti illusori costruiti ad arte dalla loro mente, nei quali nulla di veramente appagante può trovarsi...
tasso85 ha scritto:per quanto invece riguarda il tema della percezione, beh, che cosa è REALE? quello che i nostri sensi ci trasmettono come tale? ma i sensi possono essere ingannati, e tutto può divenire "reale" (ogni riferimento a Matrix è puramente casuale :D)... la percezione è un dato puramente soggettivo e non assoluto, che può variare da persona a persona, a seconda degli stimoli ricevuti... citando matrix, "il cucchiaio non esiste" :D
Tu citi di sfuggita Kant quando assumi l'inconoscibilità del reale e sono d'accordo con te che percepire l'esterno è un processo passibile di aberrazioni, però è innegabile che chi si discosta troppo dai fatti come tutti li avvertono (e parlo di questioni considerate oggettive: tempo, località geografica, impossibilità per l'uomo di volare...) è destinato ad una sorte infausta, perché il suo soggettivismo esasperato andrà prima o poi a cozzare violentemente con una barriera naturale che non ammette eccezioni, deroghe o scusanti.
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tasso85

Messaggio da tasso85 » sab 05/apr/2008 12:28:00

il suo soggettivismo esasperato andrà prima o poi a cozzare violentemente con una barriera naturale che non ammette eccezioni, deroghe o scusanti
senza ombra di dubbio :D ma è innegabile che a volte coloro che consideriamo "malati di mente" o simile vivano molto più felici nella loro fantasia che non nella nostra realtà, e noi cerchiamo a tutti i costi di riportarli indietro...

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Messaggio da Lux » sab 05/apr/2008 14:33:00

E' innegabile che se ci lanciamo in disquisizioni sulla natura della pazzia e su chi possa definirsi pazzo ci troviamo di fronte ad un muro quasi invalicabile: ogni mente umana funziona a modo suo, perciò definire cosa sia "normale" risulta molto difficile. Si può spesso adottare la comoda convenzione di prendere come riferimento la maggioranza, ma bisogna sempre ricordare che molte volte la maggioranza non corrisponde alla verità o alla ragione. Molti genii sono stati presi per pazzi, molte volte una minoranza giusta è stata schiacciata da una maggioranza ingiusta con la pretesa di una sua presunta irrazionalità... Se dovessi essere chiamato a dare una definizione di pazzia userei l'unico criterio che mi sembra possa valere universalmente: pazzia è la condizione mentale per cui un'individuo altrimenti buono (attenzione qui: un criminale non è pazzo, ma solo un criminale) compie azioni che danneggino altri, azioni che danneggino sè stesso fisicamente o azioni che il soggetto stesso avverta lo feriscano sul piano psicologico. Quindi, da questo punto di vista, considerando il daimon nel suo duplice ruolo di cuore della morale fondamentale della persona ed essenza stessa della persona come autocoscienza e amor proprio, giungo ad una tesi non troppo dissimile da quella di Claudio: Il pazzo è colui che va contro il proprio daimon.

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